All’indomani della Rivoluzione, la scuola violinistica francese – sviluppatasi attorno a Kreutzer, Rode e Baillot e presto codificata dal “metodo del Conservatorio” – conferisce un nuovo statuto al virtuosismo. Esso non consiste più soltanto nel fulgore concertistico, ma diventa un modo di far parlare lo strumento, di drammatizzarne lo slancio e padroneggiarne la resistenza. La sonata per violino e pianoforte si impone allora come terreno privilegiato, dove il dialogo può assumere le dimensioni del dramma. Da Hérold e Steibelt fino alla Sonata “a Kreutzer” di Beethoven, dedicata a uno dei maestri di questa scuola, il programma segue l’ascesa di un eroismo strumentale che Shuichi Okada e Clément Lefebvre affrontano in tutta la sua tensione.