All’inizio del XIX secolo Parigi accoglie i modelli provenienti da Vienna e li rielabora. Attorno al quartetto d’archi – formazione sempre di più legata all’ascolto colto – i compositori francesi inventano equilibri continuamente rinnovati. Del resto, se il mondo viennese aveva nobilitato l’associazione di uno strumento a fiato al quartetto d’archi, applicata al fagotto questa formula diventa più rara e in Francia assume una sfumatura particolare. Le opere di Devienne, Auber, Baillot e Reicha testimoniano il momento in cui il retaggio classico incontra lo spirito del Conservatorio, i suoi virtuosi e i suoi maestri. Il Quatuor Cambini-Paris e David Douçot ci restituiscono questo dialogo europeo, che si svolge proprio nel momento in cui Beethoven ne stava cambiando le regole.