In un luogo indefinito, sepolto nel ventre di un sotterraneo spoglio, tre uomini si aggirano come spettri di un’umanità deragliata.
Sono disoccupati in una società in cui il lavoro è l’unica cosa che conta. Lo spettacolo si dipana come un giallo dell’anima: ogni gesto, ogni battuta, ogni silenzio svela un nuovo accento dell’animo umano, in un crescendo grottesco e tragicomico, con un linguaggio duro, schietto, incontaminato.
I protagonisti, come personaggi beckettiani smarriti nella loro stessa inutilità, inseguono disperatamente il sogno di essere riammessi “dentro”, nel Sistema, nell’Azienda-mondo, accettando umiliazioni, compromessi e crudeltà. La scena è nuda, quasi ascetica: una scenografia essenziale, nessuna colonna sonora. Solo tre corpi, tre voci, tre presenze.