Il protagonista è un detenuto. Marcatamente ripugnante, diventa sempre più tale nel corso della narrazione. E’ spregevole quello che dice, fastidioso quello che fa, insopportabili le sue idee.
Il monologo di cui si fa incarnazione si struttura in alcuni spazi simbolici claustrofobici in cui si disvela. Ma siamo davvero sicuri che lui sia in un carcere propriamente detto? O piuttosto un labirinto interiore?
Forse la condizione di “cattività” appartiene a chiunque si trovi lì, in quel momento. I prigionieri siamo noi.
Quando lo comprendiamo la metamorfosi è avvenuta. E le schegge in cui si infrange il gioco di specchi sono taglienti almeno quanto la consapevolezza acquisita. Primo movimento della trilogia Sale d’aspetto. Spunti per una Trilogia della Sospensione.