La pratica artistica di Juan Yung-Han sull'animazione si basa sul riciclo delle tracce di lavoro sperimentate nella pratica del teatro di figura. La sua ricerca esplora il modo in cui gli eventi storici imprimono un movimento persistente nei corpi e nella materia. Attraverso l’antropomorfizzazione degli strumenti e la ripetitività e automatismo dei gesti propri del lavoro, moti sottili vengono gradualmente riattivati, consentendo alla memoria di stratificarsi e trasformarsi all’interno di strutture performative.
Picking on the Waves ci lascia intravedere un ecosistema precario di ragnatele, in cui un performer interagisce con una Debtorfly, una creatura speculativa, simile a una farfalla, le cui ali ricordano padiglioni auricolari, che vibrano in risonanza con la voce umana. Ogni tentativo di liberare la creatura o di pulirle il condotto uditivo intensifica l’interazione tra corpo e burattino, producendo uno scambio simbolico di gesti e significati. L’atto della pulizia si trasforma in una negoziazione instabile, in un campo d’azione fragile in cui coesistono, indissolubili, cura, salvataggio, disturbo e dedizione.