In scena un’attrice sta preparando dei provini cinematografici, e mentre lo fa si interroga sul ruolo del cinema nell'immaginario collettivo del popolo siciliano, da Il Padrino a I cento Passi, e di come queste narrazioni hanno influenzato la realtà, nel male o nel bene.
Ma soprattutto di come la donna si posiziona in questa narrazione. Ma come si fa a parlare di mafia?
E qual è il ruolo delle donne in questo racconto?
Lo spettacolo è un gioco metateatrale che ripercorre la vita di Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978 e di tutte quelle forme di femminismo - a volte inconsapevoli - che cominciavano a nascere nei piccoli paesi malgrado l'oppressione patriarcale radicata, mentre nelle città iniziava la liberazione dei corpi; lo spettacolo indaga cosa significa essere parte di un sistema in cui la violenza è normalità, e l’omertà una condizione assodata. Cosa succede quando si prova a cambiare questa condizione?
Succede che impegno civile e arte rendono eterna una storia che si voleva far concludere sui binari di una ferrovia. Felicissima è un continuo confronto tra ieri e oggi, con un pensiero rivolto al domani.