È un monologo / un soliloquio / un dialogo con il pubblico che attraversa il linguaggio
contemporaneo come fosse una trappola,
cercando di capire se è ancora possibile dire la verità
o almeno, dire qualcosa.
LA NOSTRA MADRE-LINGUA È MORTA. QUESTO È IL SUO FUNERALE. NOI SIAMO QUI
PER SEPPELLIRLA.
Non parliamo di italiano, parliamo della lingua che usiamo per raggiungerci, la
capacità originaria di entrare in contatto.
Una donna sola in scena, armata di parole, tenta di parlare la lingua in cui è nata e da
cui è stata espulsa. Ogni parola che pronuncia è insieme una carezza e un’offesa
mentre lei tenta di capire cosa resta del linguaggio.
Tra concerto, stand up, confessione e rito pop, MADRE-LINGUA attraversa il
politicamente corretto, il corpo, il desiderio, il fallimento, la pornografia dell’opinione
e l’impossibilità di comunicare.
E allora non resta che questo: usare fino all’ultimo pezzo di quella stessa lingua per
seppellirla e ballare sopra il suo cadavere.