SCRITTO DA DIEGO FRISINA
DIRETTO DA SILVIA IGNOTO
CON DIEGO FRISINA, SILVIA IGNOTO, TULLIA PAGANO
ASSISTENTE ALLA REGIA EMMA QUARTULLO
PRODUZIONE BEIRICORDI TEATRO | ANOMALIA MEDIA ETS
CON IL SOSTEGNO DI STITCHING PAMINA FOUNDATION
Durata 1 ora
/ra·man·ẓì·na/ sostantivo femminile
Lungo rimprovero di intonazione moraleggiante e sentenziosa, improntato a grave severità ed espresso con una carica, per lo più fittizia, di risentimento.
Dipendenti sotto torchio perché non amano abbastanza il proprio lavoro, professionisti della procreazione assistita che scoraggiano la genitorialità, mercati immobiliari impazziti, guerre all’orizzonte e tante altre situazioni, scene e frammenti compongono l’affresco di un’umanità al collasso.
Nel testo non ci sono nomi, generi di appartenenza; gli esseri umani che appaiono e scompaiono si trovano in situazioni quotidiane, ma di un quotidiano un po’ aumentato, come se fosse tutto ambientato in un universo leggermente parallelo, più grottesco ed esasperato, ma tremendamente simile al nostro.
Le “ramanzine” che i personaggi fanno e ricevono sono dettate dalla rottura sempre più evidente tra la società che abitiamo e le strutture che l’hanno sorretta nel passato, evidenziando le idiosincrasie, le contraddizioni, ma soprattutto l’evidente smarrimento di una direzione.
Non c’è una storia nel senso tradizionale (aristotelico) del termine, ma tante variazioni sul tema presentato introdotto dal titolo.
È lo spettacolo stesso ad essere una ramanzina, che vuole lasciarci con il dubbio (e forse la speranza) che siamo ancora in tempo, tutte e tutti noi, per agire ed evitare di ritrovarci a dire con nostalgia (nostalgia di un passato che forse non è mai veramente esistito): è un peccato che sia andata così.