Lo spettacolo nasce nel 2013 da un'urgenza precisa: immaginare le ultime ore di vita di un ragazzo di 31 anni assassinato dalle forze dell'ordine mentre era in custodia cautelare. In scena ci accompagna Charlot, personaggio che incarna gli ultimi, e che nel film ''Luci della città'' veste i panni di uno improbabile boxeur che affronta un avversario troppo più forte di lui, come è accaduto a Stefano. Una favola antifascista, che si arricchisce di atti processuali e si impoverisce di morale. Dopo dieci anni l'esigenza di rimetterlo in scena nasce dalla proposta del governo di abolire il reato di tortura.