456 è la storia comica e violenta di una famiglia che, isolata e chiusa, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre, madre e figlio sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano.
Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo. Tuttavia, l’arrivo di un ospite atteso da tempo, che potrebbe – o dovrebbe – cambiare il loro futuro, invita a una tregua. Tutto è pronto, tutto è perfetto.
Ma la tregua non durerà.
La commedia di Mattia Torre offre un ritratto vivido e sagace della famiglia che prende le distanze da una narrazione più convenzionale, che la erge a spazio di aggregazione per eccellenza: culla di conflitti, ostilità e diffidenze, il nucleo famigliare incarna per l’autore e regista romano l’avamposto della nostra arretratezza culturale.