C’è stato un momento in cui il nostro paese – forse una gran parte di mondo – è apparso felice. Sono gli anni a cavallo del 1958, subito prima e subito dopo l’inizio del boom economico. La gente era – o sembrava – felice, carica di futuro negli occhi.
Se c’è un uomo che incarna tutto questo nel suo corpo, con la sua voce, con la spinta vitale e rappresenta appieno quegli anni, questo è Domenico Modugno.
Un ragazzo che parte all’avventura e si ritrova a insegnare a tutto il mondo a “volare”: apre la bocca e trascina via con quell’urlo irrefrenabile ogni residuo fosco del dopoguerra. Con una sola canzone rende l’intero occidente felice di esistere.