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Arrivati a Theth, il paesaggio cambia: la valle si restringe, la montagna si avvicina e il villaggio si stringe attorno alla sua piccola chiesa e alla mitica Kulla e Ngujimit, la torre dell’isolamento. Qui venivano rinchiusi – volontariamente – gli uomini coinvolti in faide di sangue, per evitare vendette familiari. È un luogo che racconta il Kanun, l’antico codice albanese che oggi è testimonianza di un passato ruvido, ma ancora vivo.

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Nei dintorni di Theth si può camminare fino al Blue Eye, una sorgente naturale dal colore irreale, profonda e ipnotica, nascosta tra foreste e sentieri fangosi. Oppure si può visitare la cascata di Grunas, o semplicemente sedersi sul prato e guardare le nuvole muoversi lentamente sopra le cime.
Il modo migliore per completare il viaggio è tornare a valle passando dal lago Koman, una meraviglia d’acqua circondata da gole scoscese e vegetazione lussureggiante. Il traghetto, spesso affollato di galline, motorini e bambini, attraversa una delle tratte fluviali più scenografiche d’Europa e regala la sensazione rara di essere fuori dal mondo, senza essere mai fuori luogo.

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L’Albania del nord non è una destinazione per tutti. Non ci sono spa, né boutique hotel. Le strade sono dissestate, il wi-fi è incostante e l’inglese è spesso sostituito da un sorriso. Ma chi accetta il compromesso sarà ripagato da un viaggio vero, fatto di incontri, di natura, di quella sensazione – ormai rara – di essere ospiti, non clienti.
In un’estate dove tutto è già visto e instagrammato, Valbona e Theth sono l’eccezione che resiste. Una geografia della lentezza, un’estetica del silenzio. Il luogo ideale per chi cerca ancora stupore, senza luci artificiali.
Di Enrico Pietra