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Magazine, 03/06/2025.
Se si pensa all’Albania, la mente corre al mare: spiagge economiche, acqua trasparente e località che inseguono il turismo balneare. Ma basta allontanarsi di qualche centinaio di chilometri verso nord per scoprire un altro mondo, nascosto, selvaggio e straordinariamente silenzioso. Un mondo fatto di vette, canyon e sentieri, dove l’estate non è sinonimo di sdraio ma di passi, di respiri lunghi e di orizzonti verticali. È l’Albania delle Alpi Albanesi, dette anche Alpi Maledette – un nome drammatico che custodisce più poesia che pericolo.
Nel cuore di questo territorio ancora poco battuto si trovano Valbona e Theth, due valli che sembrano protagoniste di una fiaba balcanica. Un viaggio qui non è solo spostamento geografico: è un salto indietro nel tempo, in un’Europa che ha dimenticato l’urgenza, che vive di stagioni, ospitalità e leggende.
Valbona, prima tappa di questa immersione montana, è una valle ampia e luminosa, circondata da pareti rocciose che al tramonto si tingono di rame. L’aria profuma di pini e timo selvatico, le case sono poche, le strade sterrate. La vita scorre lenta tra pascoli, fiumiciattoli di acqua glaciale e mucche che hanno sempre la precedenza. Le guest house – gestite da famiglie locali – sono semplici, ma accoglienti: tavole apparecchiate con formaggi artigianali, agnello cotto nel forno di pietra, marmellate fatte in casa e l’immancabile rakia, la grappa locale che accompagna ogni conversazione, anche quelle fatte a gesti.

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Il sentiero più celebre, e forse il più iconico dell’intera Albania del nord, collega Valbona a Theth attraverso un passo montano a 1800 metri d’altezza. Sono circa 17 chilometri di cammino tra boschi di faggi, tornanti rocciosi e panorami da cartolina. È un trekking alla portata di chi ha un minimo di allenamento, ma ciò che conta non è la fatica, bensì l’assenza di segnale, la presenza della natura, il lento incedere del pensiero quando le parole non servono.
Arrivati a Theth, il paesaggio cambia: la valle si restringe, la montagna si avvicina e il villaggio si stringe attorno alla sua piccola chiesa e alla mitica Kulla e Ngujimit, la torre dell’isolamento. Qui venivano rinchiusi – volontariamente – gli uomini coinvolti in faide di sangue, per evitare vendette familiari. È un luogo che racconta il Kanun, l’antico codice albanese che oggi è testimonianza di un passato ruvido, ma ancora vivo.

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Nei dintorni di Theth si può camminare fino al Blue Eye, una sorgente naturale dal colore irreale, profonda e ipnotica, nascosta tra foreste e sentieri fangosi. Oppure si può visitare la cascata di Grunas, o semplicemente sedersi sul prato e guardare le nuvole muoversi lentamente sopra le cime.
Il modo migliore per completare il viaggio è tornare a valle passando dal lago Koman, una meraviglia d’acqua circondata da gole scoscese e vegetazione lussureggiante. Il traghetto, spesso affollato di galline, motorini e bambini, attraversa una delle tratte fluviali più scenografiche d’Europa e regala la sensazione rara di essere fuori dal mondo, senza essere mai fuori luogo.

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L’Albania del nord non è una destinazione per tutti. Non ci sono spa, né boutique hotel. Le strade sono dissestate, il wi-fi è incostante e l’inglese è spesso sostituito da un sorriso. Ma chi accetta il compromesso sarà ripagato da un viaggio vero, fatto di incontri, di natura, di quella sensazione – ormai rara – di essere ospiti, non clienti.
In un’estate dove tutto è già visto e instagrammato, Valbona e Theth sono l’eccezione che resiste. Una geografia della lentezza, un’estetica del silenzio. Il luogo ideale per chi cerca ancora stupore, senza luci artificiali.