Magazine, 16/12/2025.
Più che la storia di un personaggio, è il racconto di un’epoca. Fabrizio Corona: Io sono notizia, la docuserie in cinque episodi in arrivo su Netflix dal 9 gennaio, utilizza la parabola del Re dei Paparazzi per attraversare trent’anni di immaginario italiano, dall’era berlusconiana all’esplosione dei social, fino alle contraddizioni del sistema giudiziario e mediatico.
Figlio di Vittorio Corona, giornalista visionario che ha segnato l’editoria degli anni Ottanta prima di essere emarginato, Fabrizio cresce con l’urgenza di dimostrare il proprio valore. Se il padre inseguiva la verità, il figlio sceglie di piegare il sistema dall’interno, trasformando il gossip in una leva di potere e il denaro nel metro assoluto del successo. Accanto a Lele Mora costruisce un impero fondato sulla vendita delle vite altrui, fino all’inchiesta Vallettopoli che lo trasforma da golden boy a nemico pubblico.
È proprio in quel passaggio che il personaggio Corona si definisce definitivamente: un uomo capace di fare della propria esistenza uno spettacolo permanente, popolato da figure surreali e situazioni tragicomiche, dove realtà e finzione si sovrappongono. La serie ripercorre così una lunga guerra mediatica e giudiziaria combattuta a colpi di prime pagine e dichiarazioni incendiarie, destinata a dividere profondamente l’opinione pubblica italiana.
Fabrizio Corona: Io sono notizia è una produzione Bloom Media House, diretta da Massimo Cappello e scritta da Marzia Maniscalco e Massimo Cappello, con art direction di Davide Molla e produzione di Alessandro Casati, Marco Chiappa e Nicola Quarta. Un racconto senza filtri che usa Corona come lente per osservare un Paese che, da decenni, fatica a distinguere informazione e intrattenimento.
Di Giulia De Sanctis