Un racconto diretto che scavalca i secoli e pone al centro una relazione antica: quella tra padrona e serva, qui legate da una morsa indissolubile che fa di due anime un corpo − e di due personaggi una sola interprete.
Sofronia, feroce padrona che si nutre di potere, è l’odio.
Nina, la serva che non piange mai, Nina la nera, è l’amore.
Ognuna attraverso il proprio sguardo evocherà fatti umani e storici (la vicenda risale all’epoca di Carlo Magno), ma la memoria gioca brutti scherzi; ognuno aggiunge, distorce, annebbia per poter sopra-vivere la verità. I conflitti religiosi, la violenza della guerra e la corruzione del potere, la vanità, la solitudine e la paura della morte sono i temi che questo lavoro mette in scena.
Il pubblico entrerà nella vicenda non solo in quanto testimone; a volte desiderato, altre respinto, sarà oggetto di un palleggio continuo e ironico tra la dimensione del presente reale e quella del passato ideale, scomparso al tempo dei Fiori di Francia.