«Le nostre lingue non sono mai neutre» scrive Stefano Massini nel suo Dizionario inesistente, «implicano un sistema di valori, e lo applicano tirannicamente, scegliendo cosa definire e cosa invece lasciare senza un nome. Come un vestito cucito a misura, ogni lingua riproduce quello che una civiltà crede giusto o sbagliato».
Intrigante è ragionare sulle parole, sulla loro forza attrattiva e insieme sulla loro pericolosità, sulle parole che intrattengono e su chi con le parole ci lavora; affascinante è conversare con un artigiano insuperabile delle parole e della loro potenzialità qual è Stefano Massini, lo scrittore italiano vivente più rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo, conduttore televisivo e operatore culturale, ammaliante narratore, ricercatore di storie e inventore inesauribile di emozioni, che in scena ispireranno Alessandro Costantini al pianoforte.
Una chiacchierata-spettacolo che vuole celebrare la parola e le parole, venerarle e disambiguarle, lasciandosi condurre da un affabulatore che della lingua è un po’ scienziato e un po’ sciamano e ci regalerà ancora storie e personaggi da non dimenticare, una bussola nei marosi dell’eccesso di vaniloqui in cui ogni giorno affoghiamo: perché «le parole» è ancora Massini a ricordarcelo «sono un ponte fra noi e gli altri, steso sopra il fiume delle cose».