Vincenzo Salemme porta in scena il suo straordinario e iconico spettacolo, una commedia amara e irresistibile diventata ormai un classico del teatro italiano:
…e fuori nevica!.
Al centro della vicenda tre fratelli, tre solitudini alla ricerca disperata di affetto e riscatto.
Il primogenito è Francesco, detto Cico, affetto da autismo ad alto funzionamento. Alterna picchi di straordinaria capacità cognitiva a momenti di profonda depressione. Capace di risolvere problemi complicatissimi per la maggior parte delle persone, non riesce però ad allacciarsi le scarpe. Urla “nevica, nevica!” quando è felice e divora chili di purè per placare l’ansia. È un vulcano di energia che deve riempire ogni vuoto con una serie frenetica di imitazioni – dal pizzaiolo al poliziotto –, costringendo i fratelli a fargli da spalla.
Poi c’è Stefano, il più ordinario dei tre. Ha studiato, si è laureato, ma si accontenta di fare l’agente di cambio. È innamoratissimo di Nora e in procinto di sposarsi, anche se la loro relazione – dopo un anno – è ancora puramente platonica. Anzi, telefonica: il rapporto è infatti intermediato dalla severa futura suocera, che non gli consente di parlare liberamente con la figlia per timore che ne perda l’innocenza.
Infine Enzo, lo sfaccendato. Andato via di casa a diciotto anni, è il classico uomo immaturo, incapace di assumersi la minima responsabilità. Si atteggia a musicista, ma nella custodia della chitarra non tiene uno strumento, solo l’occorrente per viaggiare.
La storia parte proprio dal suo rientro nella casa di famiglia. La madre è morta dopo una lunga malattia e il notaio ha convocato i tre fratelli Righi per la lettura del testamento. Le ultime volontà della donna sono chiare: se vorranno sbloccare la cospicua eredità, dovranno per forza convivere.
Come farà Stefano a sposarsi? La futura moglie non accetterebbe mai quel cognato così bizzarro. E Enzo? Lui dice di suonare sulle navi, non potrebbe mai portare in crociera un tipo che divora purè e urla “nevica, nevica!” anche il 20 di agosto. Ma per incassare la propria quota, nessuno può lasciare Cico da solo. Chi si prenderà cura di lui? E Cico, troverà un modo per non perdere l’unica famiglia che ha: due fratelli disperati e inadatti alla vita, ma pur sempre fratelli?
In un’atmosfera in cui la convivenza forzata scatena situazioni di irresistibile comicità, si affaccia a tratti la realtà, a volte crudele, dei bisogni: di pace, di soldi, d’affetto.
La vita di tutti noi.