E se fossimo tutti ricchi e liberi dall’obbligo di lavorare? In Pluto Aristofane immagina questa utopia: Pluto, il dio cieco della ricchezza, viene curato da Cremilo affinché il denaro sia distribuito a tutti senza limiti. Ma l’abbondanza per tutti porta all’ozio universale e Povertà si oppone, difendendo il bisogno come motore dell’impegno umano. Se Pluto incarna un comunismo ideale e Povertà il capitalismo, nella riscrittura di questo capolavoro ci si distanzia da entrambe le ipotesi politiche. Con ironia e critica si costruisce uno spettacolo che esplora la crisi di tutte le ideologie, cercando una via nuova. Perché l’umanità sbaglia, ma sbaglia sempre meglio.