Giambattista Basile nasce a Giugliano, in provincia di Napoli, tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo; in piena epoca barocca in una delle città più barocche della storia: Napoli. È uno scrittore di corte, in particolare uno scrittore da passatempo. Creava lazzi, poemetti sacri, poesie d’occasione, epigrafi, romanzi in versi, canzoni, madrigali. Era un affabulatore, un inventore di favole realistiche ma anche feroci, un vero e proprio creatore di visioni, grazie soprattutto al suo linguaggio intriso di magia e allo stesso tempo concreto e terreno.
Fu lui a inventare il capolavoro, lo cunto de li cunti. Una raccolta di 50 fiabe, un Pentamerone in cui l’innovazione principale fu quella di utilizzare la lingua del divertimento, il dialetto della corte di Napoli, rendendola una forma letteraria.
Le fiabe di Basile sono politicamente scorrette. Intrise di poesia ma anche di parolacce, di merda, di stupri, di insulti, di violenza. Raccontano l’essere umano con i suoi vizi e i suoi difetti.
In questi anni abbiamo studiato e riscritto tre cunti tratti dal Pentamerone, mettendo in scena una trilogia