Beata oscenità è dedicato all’incredibile vita di Giò di Panico, notissima personalità del dopoguerra. Nipote del gerarca fascista Achille Starace, Giò nacque Gioacchino Stajano Starace, conte Briganti di Panico e fu tra i primi omosessuali dichiarati e tra le prime donne transessuali italiane. Ma Giò è stata anche attrice, giornalista, scrittrice, opinionista, modella, ispirazione per registi come Dino Risi, Steno, Federico Fellini (si dice che sia stato proprio un bagno notturno di Giò in una fontana di Roma a suggerire la celebre scena della Dolce vita), e ancora diva di riviste erotiche e pornografiche e, infine, persino suora laica nel Convento di Betania del Sacro Cuore, in Piemonte. Una vita che è un inno alla libertà di pensiero, un inno all’autodeterminazione, al coraggio di mostrarsi per quello che si è e si desidera essere, una sfida lanciata al mondo e alla società con l’ironia tagliente tipica delle persone intelligenti. A Giò Stajano piaceva dire di essere nata due volte: la prima come Gioacchino Stajano, la seconda scegliendo la propria identità.
Beata oscenità scorre come un flusso di ricordi, visioni, suoni e immagini. Come segnala la regista Serena Sinigaglia, si tratta di un monologo “leggero, di quella leggerezza che Calvino amava e riconosceva solo ai grandi come Shakespeare: la gravità senza peso”. Si ride e si piange in questo testo di Massimo Sgorbani, drammaturgo di talento, più volte protagonista al Premio Riccione per il Teatro nei primi anni Duemila, scomparso nel 2023. Beata oscenità è il secondo capitolo di una sua ideale trilogia che era iniziata raccontando la vita di Truman Capote (Questa cosa chiamata amore) e si sarebbe dovuta concludere con la bruciante vicenda del poeta della canzone Umberto Bindi. “L’aveva pensata così Massimo Sgorbani, come tre storie di altrettante scomodità” racconta l’interprete dello spettacolo, Gianluca Ferrato. “A noi il compito di onorare e ornare la magnificenza di Sgorbani che si rivela, anche, nella sua scrittura di una bellezza da togliere il fiato.”