Dal 21 giugno al 20 luglio 2025, il Comune di Magnano (BI) ospita due mostre promosse dall’Associazione Fuoriprogramma, fondata da Michela Pomaro e Giovanni Frangi, che dal 2023 sostiene la nuova scena artistica italiana, incoraggiando sperimentazione e ricerca.
Protagonisti di questa edizione estiva sono rinkaku (alias Thomas Pagani) con la sua installazione fotografica Cartoline da Magnano. Sviluppi di una tarda primavera e Martina Cioffi con la mostra di sculture in ceramica Per amor del cielo. Le due esposizioni abitano luoghi distinti ma complementari: la Chiesa di Santa Marta, spazio già consolidato per l’arte contemporanea, e la Cantina del Ricetto, che per la prima volta accoglie una mostra d’arte.
Chiesa di Santa Marta
Concepita come una riflessione personale sul paesaggio, la mostra di rinkaku – curata da Davide Rui – raccoglie 400 fotografie in bianco e nero, tutte realizzate in pellicola analogica. L’artista ha trascorso diversi mesi tornando ciclicamente a Magnano per osservarne i mutamenti stagionali, i contrasti tra luce e ombra, le sfumature che sfuggono all’occhio abituato. Ne emerge un mosaico visivo in cui la narrazione si affida alle imperfezioni: scatti sovraesposti, dettagli oscurati, porzioni di realtà irriconoscibili.
L’installazione si snoda in tre ambienti. Il principale è una sala appositamente costruita, dove le immagini compongono una grande quadreria. Un secondo spazio ospita una proiezione di diapositive a colori, mentre il terzo ambiente è una vera camera oscura funzionante, pensata per permettere all’artista di proseguire il suo percorso creativo in loco. Il catalogo finale, curato graficamente da Anna Pendoli, sarà concepito come un diario visivo della permanenza dell’artista a Magnano.
Cantina del Ricetto
La personale di Martina Cioffi, curata da Vittoria Caprotti, trasforma gli spazi suggestivi della Cantina del Ricetto in un paesaggio immaginario sospeso nel tempo. Le sue sculture in ceramica si ispirano a fiori, fossili, forme organiche, evocando un mondo in cui la natura – rubata alla caducità – sembra resistere alla logica lineare del tempo.
L’artista intreccia materia e simbolismo: le sue opere si relazionano con i quattro elementi – acqua, aria, terra e fuoco – richiamando una mitologia personale fatta di presenze delicate e misteriose. I lavori si nascondono e riemergono lungo il percorso espositivo, suggerendo una fruizione dinamica, quasi da esplorazione. Ogni oggetto sembra appartenere a un’epoca sconosciuta o futura, a un ciclo della vita che precede o segue quello umano.
La mostra è anche una riflessione poetica sulla fragilità e la resistenza, ispirata da suggestioni letterarie come quelle di Giorgio Manganelli, per il quale la scoperta dei fiori avrebbe segnato la fine della storia preumana. E proprio i fiori, nei lavori di Cioffi, diventano simboli eterni, sottratti alla decomposizione e restituiti a un tempo che non scorre più.