Sior Todero Brontolòn, con Franco Branciaroli

Un evento imperdibile a Mantova
giovedì27febbraio2025

Teatro Sociale, Castiglione delle Stiviere Cerca sulla mappa
Giovedì27Febbraio2025
Evento terminato

Giovedì 27 febbraio 2025 alle ore 21.00 va in scena al Teatro Sociale di Castiglione delle Stiviere (Mantova), in via Teatro 1, lo spettacolo Sior Todero Brontolòn di Carlo Goldoni, interpretato da Franco Branciaroli con Piergiorgio Fasolo, Alessandro Albertin, Maria Grazia Plos, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Andrea Germani e Roberta Colacino; la regia è di Paolo Valerio.

Anche oggi non è raro incappare in un brontolòn come il Todero di Carlo Goldoni: un personaggio che, come carattere, risponde al modello dei rusteghi, ma dei quattro burberi veneziani perde qualsiasi accento bonario. La trama lo vuole avaro, imperioso, irritante con la servitù, opprimente con il figlio e la nipote, diffidente e permaloso verso il mondo. Sembrerebbe impossibile empatizzare con una simile figura. Eppure il capolavoro di Goldoni e la figura di Todero, scritta in modo magistrale sono stati molto ambiti dai teatri e dai più grandi attori, da Cesco Baseggio, a Giulio Bosetti, a Gastone Moschin. Ora questo indifendibile brontolòn attira un maestro del palcoscenico contemporaneo come Franco Branciaroli, che - diretto da Paolo Valerio - ne offre una nuova straordinaria e inaspettata interpretazione.

Dopo l’originale e dissacrante interpretazione di Shylock nel Mercante di Venezia shakespeariano, Paolo Valerio e Franco Branciaroli si apprestano a stupire il pubblico con la rilettura di un classico del teatro italiano, che molto ancora può suggerire alla sensibilità contemporanea. Basti pensare - a fronte di una figura di protagonista tanto imponente e attrattiva - al ruolo sottile e risolutivo che Goldoni affida, nella commedia, al mondo femminile, l’unico che nello sviluppo drammaturgico appare pienamente positivo: sarà l’alleanza fra la coraggiosa nuora del vecchio avaro e l’intelligente vedova Fortunata a salvare la giovane Zanetta da un matrimonio impostole per mero interesse e foriero di infelicità. Sarà riconsegnata all’amore generoso e vero in un finale che - in tempi in cui il concetto di patriarcato domina le cronache nelle sue accezioni più distorte e plumbee - intreccia in prospettiva, alla gioiosità della risoluzione, una venatura di turbamento.

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