Cuneo, 25/11/2025.
È nato tutto da una scelta controcorrente: un ex consulente milanese decide di lasciare la città, tornare a Lagnasco (CN), riaprire il granaio del nonno e rimettere mano a una vecchia passione, la birra. Da quel gesto prende forma Granda, un birrificio agricolo che trasforma un angolo delle campagne cuneesi in un polo creativo capace di attirare birrai da mezzo mondo, unire tradizione agricola e ricerca tecnica e costruire un immaginario che oggi viaggia dall’Italia agli USA. Una storia che non parla solo di birra, ma di radici, artigianalità e visione.
La storia di Granda nasce alla fine degli anni 2000 quando Ivano Astesana, allora consulente aziendale a Milano, decide di lasciare la città per tornare in provincia di Cuneo e prendere in mano l’azienda agricola di famiglia. I ritmi della campagna riaccendono un interesse che aveva coltivato ai tempi dell’università: la produzione di birra. Nel 2011 nasce così il birrificio agricolo Granda, pensato inizialmente per rifornire la birreria aperta a Saluzzo, ancora oggi tap room ufficiale.
Il pubblico risponde subito. Le richieste superano i confini della provincia, poi del Piemonte, e arrivano in tutta Italia e all’estero. Oggi Granda produce circa 5.500 ettolitri l’anno, conta 11 addetti e distribuisce in USA, Canada, Francia, Belgio, Danimarca, Portogallo, Germania, Svizzera e Slovenia.
Il nome è un tributo diretto alla provincia di Cuneo, “la granda”, la più estesa del Piemonte. Ma è anche un modo di lavorare: precisione, cura, tenacia contadina. L’obiettivo dichiarato è ampliare la mappa gastronomica locale: non solo vino, cioccolato o frutta, ma anche birra. «La nostra ambizione è far diventare il cuneese anche terra di birra», dice Ivano.
Da questa idea nasce Land of Beer, un progetto che trasforma la birra in un racconto: ogni referenza diventa un capitolo e ogni etichetta una chiave narrativa. I tre personaggi che guidano questo universo — il Viaggiatore, il Dragone e lo Spirito — incarnano creatività, indipendenza e anticonformismo, valori che riflettono la filosofia del birrificio.
Essere “birrificio agricolo” significa usare almeno il 51% di materie prime provenienti dai propri terreni. Granda oggi ne coltiva quasi l’80%. L’orzo viene prodotto in Friuli, provincia di Udine, e in Puglia, zona di Foggia, scelte strategiche che permettono di bilanciare rischi climatici opposti e garantire continuità produttiva.
La coltivazione ha recuperato terreni marginali e tecniche agronomiche che rischiavano di essere dimenticate. Per il resto delle materie prime vale una regola semplice: qualità prima di tutto. «Se una materia prima qui non c’è o non raggiunge il livello che ci serve, la prendiamo dove ha senso prenderla. Meglio essere sinceri che fare un prodotto mediocre per patriottismo agricolo».
Nel racconto di Ivano la tecnica diventa immagine: «Il colore in un cielo dipinto non nasce dall’azzurro steso dritto, ma da tanti strati diversi che creano profondità. La birra funziona allo stesso modo». Usare pochi malti rende un profilo pulito ma lineare; mescolarne sei o più crea sfumature aromatiche che si rivelano solo avvicinando il naso: pane, biscotto, tostato, caramello, caffè. Non ingredienti reali, ma interazioni.
Il vero talento, secondo lui, non è fare la birra migliore in assoluto ma “ottenere complessità e varietà governando la complessità”, senza accumulare 50 malti destinati a invecchiare o ricette ingestibili. La mano del birraio sta nella capacità di immaginare l’incastro tra prodotti diversi, organizzare la produzione e mantenere un equilibrio tecnico senza perdere qualità.
La produzione segue un ritmo costante: una birra al giorno, ogni giorno. Si macina, si impasta, si converte l’amido in zucchero, si bolle, si fermenta e si riparte. Ivano lo racconta con un parallelo agricolo: “È come mungere. Non ti puoi fermare.”
Durante il tour spiega ogni fase, dai malti ai lieviti, dai batteri lattici ai controlli di pH. Racconta anche la differenza tra ale, lager e fermentazioni spontanee, partendo dalla storia di come il lievito sia stato selezionato nei secoli. L’immaginario visivo è parte integrante del progetto: etichette illustrate, personaggi narrativi e una direzione artistica interna che permette di evolvere il linguaggio grafico nel tempo.
Granda ha costruito una rete internazionale diventata parte della sua identità. Ogni collaborazione nasce da un incontro tra un ingrediente del territorio piemontese e un elemento portato dall’ospite, formando birre uniche che vengono distribuite in entrambe le nazioni.
Il progetto Be Grapeful è l’esempio più noto: mosto di Moscato della cantina Vite Colte di Barolo unito a stili e tradizioni diverse. Da questa linea sono nate otto birre in due anni, con partner da Danimarca, Inghilterra, Germania, Norvegia, Olanda e Irlanda. “Volevamo vedere cosa succede quando un’idea piemontese incontra il mondo.”
Tra le collaborazioni:
• BRLO (Berlino) – Imperial Berliner Weisse con aromi di frutta bianca grazie al mosto piemontese.
• De Molen (Olanda) – Imperial Stout con mosto e tutte le parti dell’acino, tannini compresi.
• Mikkeller (Danimarca) – IPA Brut con note resinose e agrumate, corpo da spumante secco.
• To Øl (Danimarca) – Lager a bassa fermentazione dal profilo delicatissimo per valorizzare il mosto.
• Wicklow Wolf (Irlanda) – Fruity IGA con profumi di pesca e luppolo fruttato.
• Moor (Inghilterra) – IGA da 12% che unisce stile Barley Wine e aromi di pera e frutta bianca.
• Lervig (Norvegia) – Birra con lievito Kveik e acidità iniziale da lattobacilli.
• Wild Raccoon (Italia) – Scarlet O’Sour con lamponi e mirtilli.
• Canediguerra (Italia) – Pastry Porter al gianduia con il supporto di Guido Castagna.
• Birrificio Italiano – Prima Hazy Italian Pils realizzata insieme.
Una filosofia chiara: “Se vogliamo esportare, dobbiamo anche essere pronti a far entrare altri nel nostro mondo.”
Dal 2024 Granda organizza a Torino, con il Birrificio La Piazza, “Granda in Piazza”: un festival di birra artigianale nella cornice della Piazza dei Mestieri. Si svolge ogni anno nel primo weekend di giugno e porta in città alcuni dei migliori birrifici europei. La prima edizione ha superato dieci partecipanti internazionali, diventando un nuovo riferimento per la scena craft.
Di Giulia De Sanctis