Mattia Crucioli © Francesca Baroncelli
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A Genova mancano spesso gli spazi dove fare cultura, soprattutto quando si parla di musica dal vivo: come fare per dare l'opportunità agli artisti di trovare spazi per proporre la propria musica, ma anche per permettere ai grandi nomi della musica di tornare a scegliere Genova per i loro concerti?
«Il regolamento attuale sugli artisti di strada è punitivo e restrittivo nei loro confronti: devono usare una app, devono girare soltanto in alcune zone, mentre io vorrei una città musicale.
C'è chi lamenta il fatto che facciano rumore e possano dare fastidio; ma, per come la vedo io, ben venga il rumore della vita. Poi ci sono gli spazi autogestiti: i Voltini di Sampierdarena, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per questo. Insomma, laddove ci sono spazi pubblici che devono essere riqualificati, e a loro volta riqualificare l'area in cui si trovano, ecco, la musica per i giovani, secondo me, dovrebbe essere al primo posto. Per quanto riguarda il ritorno dei grandi nomi della musica in città, dicono che l'acustica del nuovo PalaSport sarà eccezionale, che è stato fatto proprio per ospitare i concerti: aspetto di sentirne uno dal vivo prima di giudicare».
Genova ha bisogno di presidi culturali anche nelle zone non centrali della città, piazze in cui avvengano eventi culturali: che progetti ha per portare la cultura anche nelle cosiddette periferie?
«Se tu distribuisci la cultura, e quindi anche gli eventi, in tutta la città, hai anche meno bisogno di portare le persone dalla periferia al centro, quindi hai un guadagno. Una delle richieste dei giovani, no è quella di aumentare le corse periferiche o notturne dei bus perché le persone, i ragazzi che vivono fuori dal centro, la sera convergono per andare nei vicoli, perché lì ci sono i concerti e i teatri. Se invece si riuscisse a dislocarli le cose cambierebbero».
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