Mattia Crucioli, la nostra intervista: «Sostenendo i giovani, li recuperi alla politica e alla cultura»

Mattia Crucioli © Francesca Baroncelli Mattia Crucioli © Francesca Baroncelli

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Lo sport è cultura e un fattore di aggregazione giovanile (e non): quali sono le sue politiche di inclusione sportiva?
«Noi abbiamo avuto l'onore di ospitare nella nostra lista il gruppo dei Giovani Genovesi, che si sono candidati con noi: sono una sorta di sindacato dei giovani. Avevano una decina di richieste, prettamente di interesse giovanile, e ci hanno chiesto l'accettazione di questi punti.
Ce n'è uno che secondo me è bellissimo: quello di utilizzare lo sport per togliere i ragazzi, specie quelli più piccoli, dall'isolamento e dal rischio di passare tutto il giorno al computer o al cellulare. Ci è quindi venuta un'idea: organizzare una sorta di mini Olimpiadi di quartiere. Le squadre, che dovranno essere composte da ragazzi residenti nel quartiere, si cimenteranno in diversi sport.
Ci saranno degli allenatori, ovviamente di quartiere, che potranno ottenere un riconoscimento dal Comune: tra i premi per chi vince le gare, la possibilità di migliorare il campetto del quartiere. Se tu ai ragazzi dai la possibilità di lottare per cose a cui tengono veramente, li recuperi alla politica, alle cose comuni, alla cultura».

Quali sono l'ultimo libro che ha letto, l’ultimo film e l’ultimo spettacolo teatrale?
«L'ultimo film che ho visto è Il codice da Vinci, che è un'americanata pazzesca! L'ultimo libro è Canale Mussolini, di Pennacchi, che mi sta piacendo moltissimo, e l'ultimo spettacolo teatrale è stato La Traviata, lo scorso gennaio, al Teatro Carlo Felice. È da un po' che non vado a teatro, effettivamente».

Di Francesca Baroncelli

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