Pietro Piciocchi, la nostra intervista: «Diffondiamo la cultura in tutta la città, partendo dai giovani»

Pietro Piciocchi - © Paola Popa Pietro Piciocchi - © Paola Popa

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Genova, 20/05/2025.

Abbiamo intervistato Pietro Piciocchi, facente funzioni sindaco di Genova e candidato sindaco del centrodestra alle comunali, per parlare con lui di un tema che ci sta davvero a cuore: la cultura (guarda anche la nostra video intervista).

Qual è la sua definizione di cultura?
«La cultura è quell'insieme di conoscenze, di saperi, di esperienze, di emozioni che nutrono l'anima e la spiritualità dell'essere umano, elevano un popolo e trasformano gli uomini e le donne in cittadini e cittadine a pieno titolo della loro comunità».

Genova è una città ricca di storia e cultura, ma spesso fatica a valorizzare appieno il suo patrimonio. Quali sono le sue strategie per rilanciare il settore culturale e renderlo un motore di sviluppo economico e sociale per la città?
«La nostra città è formata da tante comunità, dal Levante al Ponente, fino alle Valli, che hanno una fortissima connotazione, una fortissima identità culturale, come testimonia anche il patrimonio artistico diffuso disseminato nella nostra città, che è una grande ricchezza. Noi dobbiamo sicuramente stimolare il senso di appartenenza, la conoscenza e il coinvolgimento, soprattutto nelle giovani generazioni, che devono sentirsi proprietarie, titolari e responsabili di questo patrimonio e dobbiamo farlo con strategie mirate, diffondendo in tutta la città l'offerta culturale. A me piace dire che dobbiamo passare dal concetto della cultura in centro - intesa come centro cittadino, come epicentro di un'offerta culturale - alla cultura al centro. E questo vuol dire tantissimo: vuol dire scuola, vuol dire giovani, ma vuol dire anche anziani, vuol dire università. Dobbiamo unire tutte le istituzioni genovesi che fanno cultura per condividere insieme una visione di città che metta veramente la cultura al centro in tutte le sue delegazioni».

Turismo culturale a Genova: quali sono le sue proposte per attrarre un turismo di qualità, interessato alla storia, all'arte e alle tradizioni della città?
«Il turismo è una cosa diversa dalla cultura, ma la cultura indubbiamente può esercitare un'attrattiva nei confronti del turismo. In questi anni, anche grazie alle strategie messe in campo dal Comune, assistiamo ad una continua crescita turistica nazionale e internazionale. Ricordo che la nostra città è stata indicata tra le dieci best destination da Lonely Planet e nella recensione si fa proprio riferimento ad alcuni format molto consolidati, come ad esempio i Rolli Days. Ogni anno abbiamo deciso di assegnare un tema alla città: l'anno scorso è stato l'anno del Medioevo per celebrare la grandezza nella nostra città in quel periodo storico; quest'anno celebriamo l'800».

Genova è una città dall'ampia produzione teatrale: come favorire l'immagine di Genova come Città dei teatri? E come supportare i teatri più piccoli e più decentrati della città, magari in sinergia con i Municipi?
«Il lavoro che è stato fatto in questi anni sui teatri è tra quelli di cui vado più fiero, perché abbiamo riaperto teatri che erano chiusi - esemplare il caso del Teatro Verdi di Sestri Ponente -. Siamo intervenuti con molte riqualificazioni, sempre a Sestri Ponente: penso al Teatro Akropolis. Potrei parlarvi, poi, del Teatro Govi di Bolzaneto, del Teatro del Ponente, del TIQU, che abbiamo riaperto in centro storico; e ancora il Teatro Nazionale, il Teatro Carlo Felice: dobbiamo continuare questo lavoro di recupero dei nostri teatri. Ad esempio, sappiamo che nel Levante cittadino abbiamo meno teatri: tra i nostri obiettivi c'è quello di acquisire il Teatro degli Emiliani di Nervi, che in questo momento non viene utilizzato, e di riaprirlo al pubblico. E poi deve cambiare il concetto del teatro, che non è un luogo da tenere aperto solo in occasione delle rappresentazioni, ma che deve offrire degli spazi di socialità, spazi dove si possa fare cultura, dove si creino delle relazioni, dove i giovani possano stabilmente essere ospitati. Io penso, ad esempio, al nuovo foyer del Teatro Nazionale, che nasce esattamente con questa vocazione: essere uno spazio permanente di cultura e questo è anche un modo per riqualificare i nostri quartieri».

Quali sono i musei genovesi che secondo lei avrebbero più bisogno di un supporto da parte dell'amministrazione? Come valorizzarli?
«Io ho tre grandi obiettivi che riguardano tre nostri musei: il primo è il Museo di Storia Naturale Giacomo Doria. Voglio riqualificarlo completamente. Io credo che in quel museo potremmo replicare un'esperienza di grande successo, come è stata quella dell'Acquario. Poi sicuramente il Museo di Sant'Agostino, che è il grande museo del Medioevo di Genova: abbiamo già stanziato quasi 20 milioni di Euro per il suo piano di ristrutturazione, di riqualificazione e di rilancio, che si completerà nel 2027. C'è poi il Museo della Città alla Loggia di Banchi, che è un po' l'hub di Genova».

A Genova mancano spesso gli spazi dove fare cultura, soprattutto quando si parla di musica dal vivo: come fare per dare l'opportunità agli artisti di trovare spazi per proporre la propria musica, ma anche per permettere ai grandi nomi della musica di tornare a scegliere Genova per i loro concerti?
«Noi dobbiamo dare ai giovani delle opportunità, perché possano esprimere la loro arte, le loro capacità e la loro creatività. Gli spazi, in questo senso, sono fondamentali e sappiamo che a Genova ne abbiamo pochi. I teatri possono essere gli spazi ideali, perché possono contenere delle sale per la musica. La mia idea è quella di aprire i teatri oltre le ore canoniche degli spettacoli, perché siano messi a disposizione dei giovani. Per quanto riguarda i grandi nomi della musica a Genova, il progetto di riqualificazione dello stadio Luigi Ferraris ha esattamente questo obiettivo: creare un grande spazio per concerti che oggi manca nella nostra città, in maniera tale che Genova possa essere attrattiva anche per i grandi artisti internazionali. A me piace molto il brand di Genova come Città della musica, perché abbiamo tutte le caratteristiche e la storia per diventarlo».

Genova ha bisogno di presidi culturali anche nelle zone non centrali della città, piazze in cui avvengano eventi culturali: che progetti ha per portare la cultura anche nelle cosiddette periferie?
«Noi abbiamo a Genova una rete di biblioteche molto capillare, diffusa in tutti i quartieri. Io ho voluto iniziare la mia esperienza delle giunte itineranti dal Cep, con la biblioteca Firpo. C'è chi dice che il Cep sia un quartiere dimenticato, ma le cose non stanno così: in realtà ha al suo interno molti servizi. E noi che cosa abbiamo fatto? Abbiamo prolungato gli orari della biblioteca Firpo, perché la cittadinanza e i giovani del quartiere ce lo hanno chiesto. Lo stesso è successo presso la biblioteca di Molassana, ma anche in centro, alla biblioteca Berio, che abbiamo riaperto la domenica e che si è riempita di giovani. Questi sono per eccellenza luoghi di cultura».

Quali sono l'ultimo libro che ha letto, l’ultimo film e l’ultimo spettacolo teatrale?
«L'ultimo film l'ho visto con i miei figli, che mi hanno proposto: Papà, vediamoci James Bond - Bersaglio mobile. Però io mi sono addormentato, nonostante sia un film vivace. L'ultimo libro che ho letto è I miserabili di Victor Hugo, che è un volume straordinario, pieno di significati, un libro potentissimo. L'ultimo spettacolo teatrale è il Falstaff, al Teatro Carlo Felice».

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