Pietro Piciocchi, la nostra intervista: «Diffondiamo la cultura in tutta la città, partendo dai giovani»

Pietro Piciocchi - © Paola Popa Pietro Piciocchi - © Paola Popa

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Turismo culturale a Genova: quali sono le sue proposte per attrarre un turismo di qualità, interessato alla storia, all'arte e alle tradizioni della città?
«Il turismo è una cosa diversa dalla cultura, ma la cultura indubbiamente può esercitare un'attrattiva nei confronti del turismo. In questi anni, anche grazie alle strategie messe in campo dal Comune, assistiamo ad una continua crescita turistica nazionale e internazionale. Ricordo che la nostra città è stata indicata tra le dieci best destination da Lonely Planet e nella recensione si fa proprio riferimento ad alcuni format molto consolidati, come ad esempio i Rolli Days. Ogni anno abbiamo deciso di assegnare un tema alla città: l'anno scorso è stato l'anno del Medioevo per celebrare la grandezza nella nostra città in quel periodo storico; quest'anno celebriamo l'800».

Genova è una città dall'ampia produzione teatrale: come favorire l'immagine di Genova come Città dei teatri? E come supportare i teatri più piccoli e più decentrati della città, magari in sinergia con i Municipi?
«Il lavoro che è stato fatto in questi anni sui teatri è tra quelli di cui vado più fiero, perché abbiamo riaperto teatri che erano chiusi - esemplare il caso del Teatro Verdi di Sestri Ponente -. Siamo intervenuti con molte riqualificazioni, sempre a Sestri Ponente: penso al Teatro Akropolis. Potrei parlarvi, poi, del Teatro Govi di Bolzaneto, del Teatro del Ponente, del TIQU, che abbiamo riaperto in centro storico; e ancora il Teatro Nazionale, il Teatro Carlo Felice: dobbiamo continuare questo lavoro di recupero dei nostri teatri. Ad esempio, sappiamo che nel Levante cittadino abbiamo meno teatri: tra i nostri obiettivi c'è quello di acquisire il Teatro degli Emiliani di Nervi, che in questo momento non viene utilizzato, e di riaprirlo al pubblico. E poi deve cambiare il concetto del teatro, che non è un luogo da tenere aperto solo in occasione delle rappresentazioni, ma che deve offrire degli spazi di socialità, spazi dove si possa fare cultura, dove si creino delle relazioni, dove i giovani possano stabilmente essere ospitati. Io penso, ad esempio, al nuovo foyer del Teatro Nazionale, che nasce esattamente con questa vocazione: essere uno spazio permanente di cultura e questo è anche un modo per riqualificare i nostri quartieri».

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