Silvia Salis, la nostra intervista: «La cultura a Genova deve tornare ad essere di tutte e di tutti»

Silvia Salis © Paola Popa Silvia Salis © Paola Popa

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Genova, 20/05/2025.

Abbiamo intervistato Silvia Salis, candidata sindaca del centrosinistra alle comunali, per parlare con lei di un tema che ci sta davvero a cuore: la cultura (guarda anche la nostra video intervista).

Qual è la sua definizione di cultura?
«La cultura per me è un elemento in continua evoluzione e trasformazione. È ciò che parla di quello che eravamo, di quello che siamo ed è ciò che ci fa capire dove vogliamo andare. La cultura è un elemento fondamentale nel nostro programma, in quello della coalizione, una cultura che deve parlare di grandi eventi, parlare a chi arriva da fuori, parlare al centro della città, ma soprattutto che deve tornare ad essere una cultura di tutte e di tutti e deve essere diffusa in tutta la città, in tutti i municipi. Credo che questo caratterizzerà un cambio di passo rispetto al passato, con una nuova considerazione della cultura come elemento centrale che parla di impresa, che parla di posti di lavoro, che parla di benessere e di salute per tutta la città».

Genova è una città ricca di storia e cultura, ma spesso fatica a valorizzare appieno il suo patrimonio. Quali sono le sue strategie per rilanciare il settore culturale e renderlo un motore di sviluppo economico e sociale per la città?
«La cultura è un enorme motore di sviluppo economico. Io credo fortemente che Genova debba essere comunicata come una città culturale. Questo per creare un turismo di qualità, un turismo che possa durare più giorni e che sia destagionalizzato, per offrire una proposta che sia su tutti i 365 giorni dell'anno e che sia soprattutto su tutta la città, diffusa in tutti i municipi, perché la cultura è un bene di tutte e di tutti».

Turismo culturale a Genova: quali sono le sue proposte per attrarre un turismo di qualità, interessato alla storia, all'arte e alle tradizioni della città?
«Genova deve proporre un turismo culturale locale, nazionale e internazionale. Per fare questo deve iniziare a fare proposte sempre più coraggiose, sempre più innovative, che parlino sia all'interno della città, ma soprattutto che parlino verso l'esterno e creino appunto un'attrazione.
Io credo che la cultura possa portare un grande sviluppo di lavoro qualificato: un altro tema, questo, che ci sta molto a cuore. C'è chi dice, in modo molto sbagliato, che di cultura non si campa; e invece la cultura è un grande driver di questa città ed è importante che venga vista come un'impresa fondamentale che crei sviluppo per tutta la città, ma soprattutto che offra la possibilità per le giovani e i giovani che vogliono investire nel comparto culturale di poter rimanere qui e lavorare per Genova».

Genova è una città dall'ampia produzione teatrale: come favorire l'immagine di Genova come "Città dei teatri"? E come supportare i teatri più piccoli e più decentrati della città, magari in sinergia con i Municipi?
«Genova ha una grandissima offerta teatrale e può diventare veramente la Città dei teatri. Chiaramente i teatri a cui mi riferisco sono quelli maggiori, i teatri più in vista, quelli più grandi e più importanti, ma si deve valorizzare tutta l'offerta teatrale di Genova, proprio per rispondere a quel concetto di cultura diffusa che è al centro del nostro programma».

Quali sono i musei genovesi che secondo lei avrebbero più bisogno di un supporto da parte dell'amministrazione? Come valorizzarli?
«Ci sono musei più centrali, più facilmente raggiungibili, ma ci sono anche musei più decentrati che fanno più fatica: penso al polo museale di Nervi, al Chiossone e ad altri. Bisogna creare una proposta che includa tutti i musei e che dia la possibilità a chi arriva a Genova - ma anche agli stessi genovesi - di conoscere tutta l'offerta museale della città, che è veramente molto varia e molto importante e può far parte in modo massiccio di quell'offerta culturale che noi vogliamo proporre sia ai genovesi, sia a chi arriva da fuori per allungare i soggiorni e renderli più ricchi di contenuti».

A Genova mancano spesso gli spazi dove fare cultura, soprattutto quando si parla di musica dal vivo: come fare per dare l'opportunità agli artisti di trovare spazi per proporre la propria musica, ma anche per permettere ai grandi nomi della musica di tornare a scegliere Genova per i loro concerti?
«A Genova mancano gli spazi per i grandi concerti e su questo bisogna lavorare, ma è un lavoro strutturale e con una visione più a lungo termine. Bisogna riportare assolutamente qui i grandi concerti e i grandi artisti, ma bisogna anche offrire spazi e luoghi alla musica indipendente: anche in questo va fatta una scelta più coraggiosa. Genova è famosa in Italia, in Europa, ma direi anche nel mondo per il suo cantautorato, che è qualcosa che dobbiamo proteggere. Ma proprio perché siamo stati leader in questa scuola, dobbiamo valorizzare la musica indipendente che nasce in luoghi spontanei: bisogna dare questi luoghi spontanei alla musica indipendente, perché è qualcosa che può valorizzare l'offerta culturale genovese e può renderla più coraggiosa, più innovativa e più aperta verso l'esterno».

Genova ha bisogno di presidi culturali anche nelle zone non centrali della città, piazze in cui avvengano eventi culturali: che progetti ha per portare la cultura anche nelle cosiddette periferie?
«Bisogna far passare un concetto molto importante: che la cultura è un diritto, e questo diritto deve essere dato a tutta la città. È molto importante che ci sia un'offerta culturale solida nel centro città, perché questo rappresenta chiaramente la cartolina di Genova, quindi il Palazzo Ducale, il Teatro Carlo Felice, i grandi teatri e i musei del centro; ma è anche importante che la cultura ritorni a vivere in tutti i municipi La cultura non è solo qualcosa del quale fruire, ma è qualcosa alla quale partecipare. Bisogna partecipare alla proposta culturale oltre ad essere spettatrici e spettatori. Io credo che i giovani debbano sì essere fruitori di cultura, ma soprattutto debbano poter partecipare alla cultura di questa città. E anche lì la parola chiave è coraggio: la cultura deve avere coraggio.
La cultura in realtà il coraggio ce l'ha, sono le istituzioni che devono essere coraggiose nel dare alla cultura gli spazi che merita. Per quanto riguarda i giovani, la cultura sicuramente è teatro, è musica, ma ci sono anche altre forme importantissime di cultura per i giovani. Penso al fumetto, penso alla street art: questi sono tutti elementi culturali che caratterizzano l'esperienza artistica dei nostri giovani e che devono trovare spazio e modo di espressione».

Quali sono l'ultimo libro che ha letto, l’ultimo film e l’ultimo spettacolo teatrale?
«L'ultimo film che ho visto è L'abbaglio, di Roberto Andò, che vede protagonisti Ficarra e Picone. È un film che mi ha molto colpito, perché impone anche una grande riflessione politica su quella che è la percezione della propaganda e degli eventi reali che accadono. Il film racconta la storia di Garibaldi: Ficarra e Picone fanno parte dei Mille, ma controvoglia.
L'ultimo libro è di Francesca Cavallo e si intitola Storie spaziali per maschi del futuro. Me l'hanno regalato per mio figlio, che ha un anno, quindi per ora l'ho letto solo io. È un libro che consiglio a tutte le madri e a tutti i padri, ma anche a chi non ha figli o figlie, perché impone una grande riflessione su quali sono le narrazioni che possiamo offrire ai nostri figli maschi, che devono andare oltre al voler essere eroi, a volere i superpoteri, ad essere sempre forti e a non valorizzare invece l'aspetto emotivo, che è molto importante.
L'ultimo spettacolo teatrale è Falstaff, ho visto la prima al Teatro Carlo Felice: una grandissima produzione, una forte emozione, un altissimo entusiasmo in sala, insomma è stata un'esperienza meravigliosa. Ho molta voglia di continuare a scoprire tutte le realtà teatrali genovesi, anche quelle dei teatri più piccoli o periferici, perché sono al centro della nostra idea di cultura diffusa».

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