Mattia Crucioli, la nostra intervista: «Sostenendo i giovani, li recuperi alla politica e alla cultura»

Mattia Crucioli © Francesca Baroncelli Mattia Crucioli © Francesca Baroncelli

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Genova, 20/05/2025.

Abbiamo intervistato Mattia Crucioli, candidato sindaco per Uniti per la Costituzione alle comunali, per parlare con lui di un tema che ci sta davvero a cuore: la cultura (guarda anche la nostra video intervista).

Qual è la sua definizione di cultura?
«Mi piace ricordare l'etimologia di cultura. Cultura viene dal verbo latino colere, che vuol dire coltivare, infatti condivide l'etimologia con le culture (cultura – cultura), e secondo me la cultura è proprio questo: accrescere il sapere, ma anche lo spirito e quindi tutto ciò che merita approfondimento e che migliora l'uomo».

Genova è una città ricca di storia e cultura, ma spesso fatica a valorizzare appieno il suo patrimonio. Quali sono le sue strategie per rilanciare il settore culturale e renderlo un motore di sviluppo economico e sociale per la città?
«Senz'altro bisogna mettere a sistema i tanti poli di cultura che abbiamo nella nostra città. Penso, ad esempio, alle tante ville e ai musei che sono disconosciuti; me ne viene in mente uno su tutti: Villa Luxoro. Io non so quanti genovesi conoscano questo gioiello: per farlo conoscere è necessario organizzare eventi, mettere in relazione lo spazio con altri poli culturali più noti, magari con la bigliettazione unica, o anche mettendosi d'accordo con dei tour operator per organizzare visite guidate. Nel caso di Villa Luxoro, si può pensare di utilizzare anche il suo accesso al mare, magari per organizzare giri in canoa, e il suo parco meraviglioso. In questo modo il turista, ma anche il genovese, può aver piacere sia di vedere la parte culturale, sia di trascorrere una giornata all'aria aperta, o anche avventurosa».

Turismo culturale a Genova: quali sono le sue proposte per attrarre un turismo di qualità, interessato alla storia, all'arte e alle tradizioni della città?
«Potrei citare molti luoghi che avrebbero bisogno di essere valorizzati, per un turismo di qualità: penso, ad esempio, al Museo del Risorgimento, con la casa di Mazzini: quello che c'è lì dentro, fosse in qualunque altra città che sa sfruttare le proprie meraviglie, sarebbe un'attrazione non solo nazionale, ma internazionale. Ci sono opere che andrebbero visitate in connessione l'una con l'altra.
È questo che mette in relazione la cultura, ma anche il turismo e il business, perché porta posti di lavoro e ricchezza».

Genova è una città dall'ampia produzione teatrale: come favorire l'immagine di Genova come Città dei teatri? E come supportare i teatri più piccoli e più decentrati della città, magari in sinergia con i Municipi?
«Genova, città multicentrica, policentrica, con teatri dislocati, centri di attività che non sono soltanto quelli accademici, come il Carlo Felice, ma sono anche quelli anche autogestiti, dove si può fare cultura alternativa; possono essere i centri sociali, che spesso sono stati capaci di fare cultura alta. Ricordo che il TDN (il centro sociale occupato autogestito Terra Di Nessuno, chiuso nel 2023 n.d.r.) ospitò le opere di artisti stranieri; e ancora, il Teatro Modena, con il suo progetto davvero innovativo: sostituire la platea fissa con delle sedute modulabili, per poter organizzare a teatro sua spettacoli che concerti, da godersi in piedi. Questo progetto potrebbe essere realizzato anche in spazi più piccoli, però è chiaro che ci vuole un aiuto pubblico».

A Genova mancano spesso gli spazi dove fare cultura, soprattutto quando si parla di musica dal vivo: come fare per dare l'opportunità agli artisti di trovare spazi per proporre la propria musica, ma anche per permettere ai grandi nomi della musica di tornare a scegliere Genova per i loro concerti?
«Il regolamento attuale sugli artisti di strada è punitivo e restrittivo nei loro confronti: devono usare una app, devono girare soltanto in alcune zone, mentre io vorrei una città musicale.
C'è chi lamenta il fatto che facciano rumore e possano dare fastidio; ma, per come la vedo io, ben venga il rumore della vita. Poi ci sono gli spazi autogestiti: i Voltini di Sampierdarena, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per questo. Insomma, laddove ci sono spazi pubblici che devono essere riqualificati, e a loro volta riqualificare l'area in cui si trovano, ecco, la musica per i giovani, secondo me, dovrebbe essere al primo posto. Per quanto riguarda il ritorno dei grandi nomi della musica in città, dicono che l'acustica del nuovo PalaSport sarà eccezionale, che è stato fatto proprio per ospitare i concerti: aspetto di sentirne uno dal vivo prima di giudicare».

Genova ha bisogno di presidi culturali anche nelle zone non centrali della città, piazze in cui avvengano eventi culturali: che progetti ha per portare la cultura anche nelle cosiddette periferie?
«Se tu distribuisci la cultura, e quindi anche gli eventi, in tutta la città, hai anche meno bisogno di portare le persone dalla periferia al centro, quindi hai un guadagno. Una delle richieste dei giovani, no è quella di aumentare le corse periferiche o notturne dei bus perché le persone, i ragazzi che vivono fuori dal centro, la sera convergono per andare nei vicoli, perché lì ci sono i concerti e i teatri. Se invece si riuscisse a dislocarli le cose cambierebbero».

Lo sport è cultura e un fattore di aggregazione giovanile (e non): quali sono le sue politiche di inclusione sportiva?
«Noi abbiamo avuto l'onore di ospitare nella nostra lista il gruppo dei Giovani Genovesi, che si sono candidati con noi: sono una sorta di sindacato dei giovani. Avevano una decina di richieste, prettamente di interesse giovanile, e ci hanno chiesto l'accettazione di questi punti.
Ce n'è uno che secondo me è bellissimo: quello di utilizzare lo sport per togliere i ragazzi, specie quelli più piccoli, dall'isolamento e dal rischio di passare tutto il giorno al computer o al cellulare. Ci è quindi venuta un'idea: organizzare una sorta di mini Olimpiadi di quartiere. Le squadre, che dovranno essere composte da ragazzi residenti nel quartiere, si cimenteranno in diversi sport.
Ci saranno degli allenatori, ovviamente di quartiere, che potranno ottenere un riconoscimento dal Comune: tra i premi per chi vince le gare, la possibilità di migliorare il campetto del quartiere. Se tu ai ragazzi dai la possibilità di lottare per cose a cui tengono veramente, li recuperi alla politica, alle cose comuni, alla cultura».

Quali sono l'ultimo libro che ha letto, l’ultimo film e l’ultimo spettacolo teatrale?
«L'ultimo film che ho visto è Il codice da Vinci, che è un'americanata pazzesca! L'ultimo libro è Canale Mussolini, di Pennacchi, che mi sta piacendo moltissimo, e l'ultimo spettacolo teatrale è stato La Traviata, lo scorso gennaio, al Teatro Carlo Felice. È da un po' che non vado a teatro, effettivamente».

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