Torino, 20/10/2025.
Dopo quasi due decenni di storia e oltre dieci anni di dispute legali, il Comune di Torino ha ufficialmente dichiarato decaduta la concessione del Jazz Club di piazza Valdo Fusi, ponendo fine a un’esperienza iniziata nel 2009 con l’obiettivo di creare nel cuore della città un punto di riferimento per gli amanti del jazz, erede ideale dello storico Hot Club fondato nel 1933.
La decisione arriva al termine di una lunga vicenda amministrativa e giudiziaria durata oltre dieci anni, segnata da contenziosi e ricorsi, fino all’apertura di un’indagine della Procura di Torino. Il provvedimento comunale prevede lo sgombero dei locali, dopo che l’associazione Jazz Club Torino Aps ha formalmente rimesso la concessione.
L’associazione — guidata dal sassofonista e fondatore Fulvio Albano — è considerata parte lesa nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Francesco La Rosa, che ipotizza un sistema fraudolento volto a sottrarre la gestione del club ai soci originari.
La storia parte nel 2007, quando il Comune sigla con l’associazione una convenzione ventennale per aprire una sala concerti finanziata in parte con fondi europei. Nel 2009 il Jazz Club inaugura ufficialmente: con 250 concerti all’anno e la partecipazione di artisti di fama internazionale, diventa presto una delle istituzioni musicali più vivaci della città.
Nel 2015 la gestione del bar e della ristorazione passa alla Jct srl (oggi fallita), che però non versa le quote dovute né partecipa alle spese. Ne segue un lungo braccio di ferro legale: nel 2024, con una sentenza del Tribunale civile, l’associazione ottiene la restituzione dei locali, ma la società lascia alle spalle quasi 40mila euro di debiti.
Poco dopo la sentenza, ad aprile 2024, il club è pronto a riaprire sotto la direzione artistica di Albano, ma nella notte le serrature vengono forzate e sostituite da ignoti. Nel giro di pochi giorni, le attività riprendono come se nulla fosse, senza il consenso dei legittimi gestori. L’avvocato Roberto Impeduglia presenta querela: le indagini portano all’iscrizione nel registro degli indagati dell’amministratore della Jct, accusato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
A rendere il caso ancora più complesso è la comparsa di un verbale d’assemblea “fantasma”, depositato alla Camera di Commercio nella primavera 2024. In quel documento si nomina un nuovo presidente dell’associazione, ma nessuno dei soci dichiara di aver partecipato alla riunione. Secondo Albano e i suoi legali, si tratterebbe di una manovra fraudolenta per creare un “doppione” dell’associazione e legittimare una gestione parallela del locale.
Il presunto nuovo presidente avrebbe poi affidato la gestione del club a terzi, consentendo la ripresa delle attività e degli incassi.
Nel frattempo, l’ex amministratore della Jct ha patteggiato un anno e mezzo di reclusione per falso documentale e falsa testimonianza, avendo presentato in giudizio estratti conto manipolati per ridurre l’ammontare dei debiti verso Soris, la società comunale di riscossione. Lo stesso figura oggi anche tra gli imputati in un processo per reati fiscali.