Cavalleria rusticana / Pagliacci, anteprima giovani del dittico verista di Mascagni e Leoncavallo

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Martedì13Ottobre2026

Martedì 13 ottobre 2026, alle ore 20.00, il Teatro Regio di Torino (piazza Castello 215) ospita l'anteprima giovani del dittico operistico Cavalleria rusticana / Pagliacci, nell'ambito della stagione di opera e balletto.

Il dittico abbina due opere appartengono al repertorio del verismo italiano, corrente che a fine Ottocento portò sul palcoscenico lirico storie ambientate tra la gente comune, con toni drammatici e passionali.

Cavalleria rusticana, su musica di Pietro Mascagni e libretto tratto dalla novella di Giovanni Verga, e Pagliacci, opera di Ruggero Leoncavallo che ne firma anche il libretto, condividono temi di gelosia, tradimento e violenza ambientati in contesti rurali e popolari del Sud Italia. Entrambe le opere sono in un unico atto e vengono eseguite nella stessa serata.

Atto unico fulminante andato in scena per la prima volta nel 1890, Cavalleria rusticana è un viaggio nella psiche di una donna tradita, preda di rabbia e senso di abbandono, sentimenti che risvegliano antichi sanguinari codici d’onore. Se l’omonima novella di Verga ha segnato col tempo l’immaginario di tutti i drammi della gelosia siciliani, lo si deve anche alla musica di Pietro Mascagni: schietta, immediata, ruvida, con una lucentezza speciale nell’evocare il paesaggio del piccolo centro di Vizzini e una brusca violenza nell’esplosione delle passioni. La regia è di Daniele Menghini, le scene di Davide Signorini.

Andata in scena per la prima volta nel 1892 e presto tradizionalmente abbinata a Cavalleria rusticana, Pagliacci è un’opera che ha alcuni tratti in comune con l’atto unico di Mascagni: la gelosia, l’ambientazione nell’Italia meridionale, la presa emotiva immediata di tante melodie, tra cui la celebre «Vesti la giubba» con il suo «Ridi, Pagliaccio». Al contempo, però, si avvale di una concezione scenica del tutto originale, di temi più sottili e capziosi, e di un’orchestra molto duttile, pronta a trapassare da un momento all’altro in colori e stati d’animo nuovi, fino al parossismo del finale: qualità che, in questa misura, sono solo di Leoncavallo.

Per questo dittico cardine del canone verista sale sul podio Andrea Battistoni, mentre la regia è firmata da Daniele Menghini per Cavalleria rusticana e da Francesco Micheli per Pagliacci.

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