Il caso Zanfretta: le luci di Fallarosa, le ipnosi e l'intervento della Polizia. Il quarto episodio

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Genova, 01/08/2025.

Il caso Zanfretta, come tutti gli eventi che includono una serialità e un susseguirsi di avvenimenti, ha vuto un picco, ossia un episodio che ha rappresentato probabilmente il momento più concitato. È proprio di questo che parleremo nella quarta puntata della nostra ricostruzione di questa serie di accadimenti che coinvolsero le cronache di Genova e dintorni a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta (qui il racconto del primo presunto incontro e qui quello relativo al secondo).

Il metronotte in forze all'istituto di Vigilanza Valbisagno, dopo i primi due episodi di presunto avvistamento degli Ufo e incontro con esseri provenienti dallo spazio profondo, entrambi avvenuti nella zona di Torriglia, nell'entroterra alle spalle della città di Genova e all'interno del parco dell'Antola, fu spostato verso la città. Anche qui, però, non ha trovato pace, perchè durante un giro di perlustrazione in viale Quartara, dopo aver accusato un fortissimo mal di testa, si ritrovò nel giro di pochi secondi ai piedi del monte Fasce, in stato di shock. Il percorso, normalmente, prevede oltre trenta minuti in macchina e, contando che Zanfretta era a bordo di una Vespa (non certo un bolide, ndr), il lasso temporale impiegato per arrivare nel parcheggio a pochi metri dal monte presenta delle anomalie.

Zanfretta torna a questo punto in servizio nella zona di Torriglia: a pochi chilometri dal luogo del primo presunto incontro, avvenuto nel retro di una villa nella frazione di Marzano, il metronotte s'imbatte nuovamente in queste misteriose creature.

Prima di entrare nello specifico, però, un piccolo passo indietro, per trattare una parte importante del racconto. Si tratta delle sedute di ipnosi regressiva a cui Pier Fortunato Zanfretta si sottopose sin da subito, in piena coscienza e in totale collaborazione con il personale medico che guidò queste sessioni.

Ce lo racconta direttamente Rino Di Stefano, giornalista in pensione del Corriere Mercantile e del Giornale, che ci accompagna durante questa ricostruzione e che negli anni degli avvenimenti seguì sul campo la loro evoluzione: «Il medico a cui ci rivolgemmo (Di Stefano era presente alle sedute, ndr) era il dottor Moretti. Durante le sessioni Zanfretta tremava, era terrorizzato, riviveva quei momenti e aveva paura» .

«Tuttavia, questo può sembrare un cliché che si ritrova spesso nei racconti di coloro che sostengono di essere stati rapiti dagli alieni», sottolinea Di Stefano. «Quello che dava da pensare, però, era il fatto che durante una di queste ipnosi improvvisamente Zanfretta si mise a parlare in una lingua sconosciuta a cui nessuno (nemmeno alcuni linguisti a cui mi ero rivolto all'epoca) riuscì a dare un senso. Inoltre, vennero alla luce altri particolari interessanti».

A un certo punto, rivolgendosi ai suoi interlocutori, Zanfretta chiese come mai venissero dalla Spagna. «Il mattino successivo mi trovavo in redazione», racconta Di Stefano, «quando vidi arrivare un flash d'agenzia dalla Spagna, da Guadalajara, città vicino a Madrid. A quanto pare un medico dentista, in macchina con la propria famiglia, fu travolto dalla luce di un disco volante avvicinatosi a pochi metri dal tetto del mezzo che stava guidando. Inutile dire che tutti si spaventarono a morte e il guidatore perse il controllo dell'auto, finendo in una scarpata. Fortunatamente non ci furono conseguenze gravi, ma lo shock fu tremendo per tutti i componenti della famiglia».

Non è finita, perchè sui giornali dell'epoca si scatenò un'accesa polemica: «Si diceva che l'ipnosi regressiva non fosse il metodo adatto da utilizzare, in quanto non fornisce risultati indicativi della realtà oggettiva. Ci voleva il famoso siero della verità, cioè il Pentothal, un farmaco potentissimo, un anestetico usato negli Stati Uniti anche durante gli interrogatori (ora non più in uso), che scioglie ogni tipo di inibizione. Il dottor Moretti ci comunicò di non poter proseguire su questa strada in quanto non esperto della procedura, quindi ci consigliò l'istituto del professor Marchesan a Milano. Arrivati lì e inoculato il Pentothal, Zanfretta ripeté passo passo tutto quello che aveva già detto in ipnosi regressiva».

Niente di nuovo, insomma. Ma ora torniamo a Torriglia«Siamo a circa 2 km dal luogo dove è avvenuto il primo presunto incontro di Pier Fortunato Zanfretta. Qui accadde l'episodio forse più incredibile di tutta questa storia», racconta Enrico Pietra, l'esperto conoscitore del caso Zanfretta che ci accompagna durante la ricostruzione, proprio davanti ai cartelli stradali che indicano il bivio per la località di Fallarosa.

Pier Fortunato Zanfretta durante una seduta di ipnosi - foto da rinodistefano.com

Qui il copione si ripete, con Zanfretta che cerca di comunicare via radio con la centrale operativa«Il metronotte non si sente bene, come al solito prima dei presunti incontri accusa un fortissimo mal di testa, ma le comunicazioni si interrompono», prosegue Pietra.

Due fari che venivano dal cielo, da una nuvola, illuminano i metronotte accorsi per cercare Zanfretta. Nei dintorni c'è anche Andrea Pesci, che in un filmato d'epoca affermava di aver visto volteggiare sopra la sua testa un enorme disco volante luminoso che emetteva luci rosse e gialle. La macchina di Zanfretta è abbandonata sulla strada, con la portiera aperta, ma di lui nessuna traccia. Anche la macchina di Pesci si spegne. «Il disco si alza, si sposta verso sinistra, poi al centro e successivamente a destra, rimanendo a mezz'aria per 20 minuti», racconta ancora Pesci. 

«Il tenente Giovanni Cassiba spara tutti i colpi della sua rivoltella verso queste luci. Poi si fa dare un'altra rivoltella e scarica il tamburo anche di quella. Le luci improvvisamente si spengono e Zanfretta viene trovato poco più avanti, completamente incosciente», conclude Pietra.

«Non ci sono prove», dice Zanfretta in un vecchio video in bianco e nero girato il giorno dopo l'accaduto «però qualcosa i miei colleghi hanno visto. Non so dire se credano ai loro occhi, ma ora c'è di mezzo anche la Polizia, anche loro sono intervenuti».

Nel prossimo episodio del caso Zanfretta racconteremo il quinto presunto incontro; illustreremo, sempre attraverso le parole di Rino Di Stefano, le disposizioni che l'Istituto Valbisagno aveva posto in essere per controllare i mezzi utilizzati da Zanfretta nei giri di ricognizione - come la famosa Fiat 127 - e parleremo con un testimone d'eccezione: Fabio Zanfretta, figlio di Pier Fortunato.

Di Paola Popa

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