Pietro Piciocchi - © Paola Popa
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Genova ha bisogno di presidi culturali anche nelle zone non centrali della città, piazze in cui avvengano eventi culturali: che progetti ha per portare la cultura anche nelle cosiddette periferie?
«Noi abbiamo a Genova una rete di biblioteche molto capillare, diffusa in tutti i quartieri. Io ho voluto iniziare la mia esperienza delle giunte itineranti dal Cep, con la biblioteca Firpo. C'è chi dice che il Cep sia un quartiere dimenticato, ma le cose non stanno così: in realtà ha al suo interno molti servizi. E noi che cosa abbiamo fatto? Abbiamo prolungato gli orari della biblioteca Firpo, perché la cittadinanza e i giovani del quartiere ce lo hanno chiesto. Lo stesso è successo presso la biblioteca di Molassana, ma anche in centro, alla biblioteca Berio, che abbiamo riaperto la domenica e che si è riempita di giovani. Questi sono per eccellenza luoghi di cultura».
Quali sono l'ultimo libro che ha letto, l’ultimo film e l’ultimo spettacolo teatrale?
«L'ultimo film l'ho visto con i miei figli, che mi hanno proposto: Papà, vediamoci James Bond - Bersaglio mobile. Però io mi sono addormentato, nonostante sia un film vivace. L'ultimo libro che ho letto è I miserabili di Victor Hugo, che è un volume straordinario, pieno di significati, un libro potentissimo. L'ultimo spettacolo teatrale è il Falstaff, al Teatro Carlo Felice».
Di Francesca Baroncelli