Dai Marroni di Susa ai boschi del Canavese: la rinascita del castagno piemontese

Torino, 19/10/2025.

L’autunno 2025 si apre con ottime notizie per la castanicoltura piemontese: dopo una stagione segnata da piogge regolari in primavera e da temperature miti e anticipate in giugno, i castagni hanno dato vita a frutti grandi, lucidi e dal sapore intenso. Nel Torinese, in particolare, il raccolto promette di essere tra i migliori degli ultimi anni, confermando il ruolo del Piemonte come una delle regioni italiane più vocate alla coltivazione di castagne e marroni.

Secondo i dati di Coldiretti Torino, nella provincia operano 194 aziende agricole, distribuite su 115 ettari coltivati, per una produzione complessiva di circa 1.800 quintali. A spiccare sono i Marroni IGP della Bassa Valle di Susa, che da soli rappresentano oltre 500 quintali del raccolto. Le zone castanicole si estendono anche all’Alta Valle di Susa, al Canavese, alla Collina morenica, alla Val Pellice, alla Val Sangone e al Pinerolese.

Il valore economico complessivo si aggira attorno a un milione di euro, ma solo una minima parte arriva effettivamente nelle tasche degli agricoltori. «Il divario tra ciò che viene riconosciuto ai produttori e il prezzo pagato dai consumatori è ancora troppo ampio – spiega Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino –. Dietro ogni castagna ci sono mesi di lavoro in territori complessi. È necessario garantire un giusto compenso a chi continua a coltivare con dedizione».

Il presidente invita i cittadini a sostenere i produttori locali, acquistando castagne e marroni nei mercati di Campagna Amica, direttamente presso aziende agricole e cooperative. «Le castagne 2025 hanno un gusto eccezionale – sottolinea Mecca Cici –. Sono il risultato di un’annata favorevole e del lavoro instancabile di chi mantiene viva questa tradizione nelle aree di montagna e collina».

Con l’inizio della raccolta, Coldiretti rinnova inoltre un appello al rispetto dei castagneti curati. «Quando incontrate piante potate e sottoboschi puliti, non raccogliete le castagne lungo i sentieri – aggiunge Mecca Cici –. Non sono frutti selvatici, ma il risultato di un anno di cura e sacrificio. I marroneti sono veri e propri frutteti, simbolo di un sapere agricolo che si tramanda da generazioni».

Oltre al valore gastronomico, il castagno rappresenta una risorsa ambientale e territoriale: contribuisce a prevenire incendi e frane, tutela la biodiversità e garantisce la stabilità idrogeologica. Su 38.000 ettari di boschi di castagno presenti nella provincia di Torino, solo 115 sono coltivati, mentre il resto rischia l’abbandono e il degrado.

Recuperare la cosiddetta “civiltà del castagno” significa oggi investire in agricoltura sostenibile, artigianato locale e valorizzazione del paesaggio montano. Il legno pregiato, i fiori melliferi e i frutti di alta qualità rendono questa pianta un pilastro dell’identità piemontese: un simbolo di resilienza, equilibrio ambientale e cultura del territorio, che continua a unire passato e futuro nelle vallate torinesi.

Di Giulia De Sanctis

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