Giornata Mondiale del Cane tra boom di abbandoni e canili pieni anche a Torino

Torino, 26/08/2025.

Il 26 agosto si celebra la Giornata Mondiale del Cane, istituita nel 2004 dall’attivista statunitense Colleen Paige. Una ricorrenza che vuole sottolineare il valore profondo del legame tra uomo e cane e ricordare quanto sia importante sostenere le adozioni, offrendo una famiglia a quegli animali che ancora oggi vivono dietro le sbarre di un rifugio.
Eppure, al di là delle celebrazioni, la realtà quotidiana racconta uno scenario molto meno rassicurante.

Il boom di adozioni durante la pandemia

Tra il 2020 e il 2021 l’Italia ha vissuto un vero boom di adozioni: la solitudine dei lockdown e la possibilità di uscire con il proprio cane spinsero migliaia di persone ad accogliere un quattrozampe in casa. I dati dell’Enpa parlano chiaro: nel 2020 oltre 8.000 cani e quasi 10.000 gatti adottati, con un incremento del 15% rispetto al 2019. In alcune città, come Monza, i canili arrivarono a svuotarsi completamente. Nel Sud Italia, storicamente colpito dal fenomeno del randagismo, le adozioni aumentarono fino al 40%.

Quella stagione felice, però, è durata poco. Con il ritorno alla normalità, molti degli animali adottati in pandemia sono stati riportati indietro. Secondo le stime, oltre 117 mila famiglie hanno deciso di separarsi dal proprio cane: il 63% lamentava la difficoltà nella gestione quotidiana, il 37% parlava di danni e disagi causati dall’animale.

Canili pieni, adozioni in calo. Perché si adottano meno cani?

A tre anni di distanza, i numeri raccontano un’inversione di tendenza: le adozioni sono diminuite e gli abbandoni restano elevati. Le stime delle associazioni indicano ancora 60-80 mila cani abbandonati ogni anno. Un problema che riguarda da vicino anche Torino, dove i canili segnalano un flusso costante di nuovi arrivi e pochissime uscite: meno della metà trova una nuova casa.

Le ragioni di questo calo sono molteplici. Il ritorno al lavoro in presenza ha ridotto il tempo a disposizione delle famiglie; il caro-vita e i costi veterinari rendono più difficile sostenere le spese; molti rifugi ospitano cani di taglia grande o razze considerate impegnative, come molossi, pastori belga e maremmani, difficili da affidare. A questo si aggiunge una cultura dell’adozione ancora fragile: secondo Eurispes 2024, oltre il 20% degli animali arriva in famiglia come regalo, spesso senza una valutazione seria delle necessità dell’animale. Non a caso, sempre più spesso anche cani di razza – barboncini, lagotti e altre tipologie – finiscono in un box di canile.

Accogliere un cane è un atto di amore, ma soprattutto di responsabilità. Non è una scelta da prendere sull’onda dell’entusiasmo o di un’immagine sui social, ma un progetto di lungo periodo che dura tutta la vita dell’animale. Per il cane noi siamo tutto: per questo ogni adozione deve essere consapevole, matura e accompagnata dalla volontà di garantire cure, affetto e stabilità.

Di Giulia De Sanctis

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