Torino e il Castello di Mirafiori: storia e declino di un gioiello incompiuto

Torino, 24/08/2025.

Alle porte di Torino, sulle rive del Sangone, sorgeva un tempo il Castello di Mirafiori, parte della celebre Corona di delizie dei Savoia. Oggi di quella residenza rimane soltanto il ricordo, che ha però dato il nome a un intero quartiere cittadino.

Castello di Mirafiori: il sogno incompiuto

La storia del castello inizia nel 1585, quando il duca Carlo Emanuele I volle donare alla giovane sposa Caterina d’Asburgo, figlia del re di Spagna, una dimora sontuosa che richiamasse la sua terra natale. Per questo il luogo fu battezzato Miraflores - “guarda i fiori” - lo stesso nome della certosa di Burgos dove Caterina aveva trascorso l’infanzia.

Il progetto, attribuito all’architetto di corte Carlo di Castellamonte, prevedeva una residenza da fiaba: un corpo centrale con due ali laterali, giardini irrigati da canali, un laghetto, alberi popolati di uccelli e un parco pensato come piccolo paradiso naturale. I lavori iniziarono, ma l’opera non venne mai completata. Caterina perse presto interesse per quella dimora lontana dal cuore di Torino, mentre Carlo Emanuele continuò a utilizzarla per ricevimenti e incontri diplomatici.

Il momento di massimo fasto arrivò nel 1636, quando la Madama Reale Maria Cristina, sorella del re di Francia, organizzò sontuose feste tra le mura del castello. In quello stesso anno vi soggiornò anche la regina Cristina di Svezia in visita a Torino. Poco dopo, però, la residenza iniziò la sua parabola discendente: nel 1640 venne bombardata dai francesi durante la guerra civile piemontese e mai più ripristinata.

Con il passare del tempo, i Savoia rivolsero l’attenzione ad altre residenze: Carlo Emanuele II diede vita alla Reggia di Venaria, mentre Vittorio Amedeo II scelse la Palazzina di caccia di Stupinigi. Il castello di Mirafiori rimase così nell’oblio, fino al colpo di grazia: l’assedio del 1706 lo ridusse in macerie e un incendio ne decretò la fine. Nel 1869, una piena del Sangone spazzò via gli ultimi resti.

Oggi sopravvivono soltanto incisioni e descrizioni che lo ricordano come “degno della regale magnificenza del Principe”, mentre nel parco cittadino affiorano poche tracce avvolte dalla vegetazione.

Dal castello alla Bela Rosin

Nonostante la scomparsa fisica, il nome “Mirafiori” rimase legato a un’altra vicenda che scosse la corte sabauda. Negli anni Quaranta dell’Ottocento, il principe ereditario Vittorio Emanuele II intrecciò una relazione segreta con Rosa Vercellana, figlia di un militare, conosciuta come la Bela Rosin.

Il legame, osteggiato dalla famiglia reale e mai ufficialmente riconosciuto, divenne però così importante da spingere il futuro re a conferirle il titolo di Contessa di Mirafiori e Fontanadredda, donandole il castello di Sommariva Perno. Dopo la morte di Rosa, la corte le negò una sepoltura accanto al sovrano al Pantheon di Roma. Furono i figli a costruirle un mausoleo nel quartiere Mirafiori, modellato proprio sul Pantheon, oggi noto come Mausoleo della Bela Rosin.

Un monumento che, in un certo senso, chiude il cerchio: se il castello non esiste più, il nome di Mirafiori continua a vivere, legato tanto alle vicende fastose dei Savoia quanto a una delle storie d’amore più celebri e scandalose dell’Ottocento italiano.

Di Giulia De Sanctis

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