Torino, 12/08/2025.
L’estate 2025 si sta rivelando particolarmente critica per il settore dell’alpeggio nelle valli torinesi. Le temperature insolitamente elevate registrate tra fine giugno e inizio luglio, unite a giornate caratterizzate da forti venti, hanno accelerato la maturazione e la seccatura dell’erba d’alta quota. Le scorte naturali di foraggio si sono esaurite già a metà stagione e, secondo le previsioni, a settembre i pascoli saranno quasi completamente privi di vegetazione.
L’economia montana della zona dipende strettamente da questo ciclo naturale. Nelle valli torinesi pascolano oltre 35 mila bovini e 44 mila ovini, parte di un patrimonio regionale che supera i 200 mila capi. Ogni estate, da questi animali si ricavano più di 11 milioni di litri di latte, destinati alla produzione di formaggi tipici come Toma di Lanzo, Plaisentif e Cevrin, oltre a burro di alta qualità. Il comparto coinvolge circa 3.000 addetti, spesso giovani che affiancano all’allevamento attività legate al turismo rurale, alla manutenzione dell’ambiente e alla vendita diretta dei prodotti.
Dopo due mesi di scarse precipitazioni, la situazione è aggravata anche dall’aumento delle temperature, dalla carenza d’acqua e dalla presenza dei lupi, che mettono in difficoltà gli allevatori e le mandrie di razza Piemontese. Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino, suggerisce di ripristinare la rete irrigua alpina, un tempo alimentata da torrenti e canalizzazioni, per garantire le riserve di foraggio. Ma avverte: il possibile taglio dei premi europei PAC potrebbe spingere molti a rinunciare all’alpeggio.
Per Coldiretti, servono azioni concrete e mirate: sostenere la filiera del latte di montagna, incentivare l’agriturismo e favorire l’innovazione nelle pratiche agricole alpine. L’obiettivo è contrastare il rischio di abbandono degli alpeggi, il degrado ambientale e la perdita di un patrimonio che ha un valore non solo produttivo, ma anche culturale e identitario per il Piemonte.