Torino, 04/08/2025.
Torna sotto i riflettori il mistero della Sindone di Torino, questa volta grazie a uno studio firmato dal modellatore 3D Cicero Moraes, intitolato Image formation on the Holy Shroud – A digital 3D approach. Secondo l’autore, l’immagine impressa sul telo non sarebbe il risultato del contatto con un corpo umano, ma piuttosto deriverebbe da un bassorilievo, una sorta di matrice tridimensionale usata per imprimere artificialmente la figura.
L’ipotesi non è nuova: era già stata avanzata oltre un secolo fa da studiosi come Vignon e Delage, e viene ancora oggi contestata dal Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS). In un documento dettagliato, il CISS sottolinea i limiti del lavoro di Moraes, a partire dall’assenza di novità reali nelle conclusioni, fino alla mancanza di confronto con le analisi fisico-chimiche condotte sul telo stesso, in particolare quelle dello STuRP nel 1978, che esclusero la possibilità di una formazione dell’immagine tramite pittura, calore o contatto con oggetti solidi.
Il modello di Moraes è stato ottenuto attraverso simulazioni 3D con software come Blender e OrtoOnBlender, utilizzando un corpo sospeso nel vuoto – un’impostazione che, secondo il CISS, non rispecchia condizioni realistiche e altera la dinamica del contatto con il tessuto. Inoltre, i risultati delle simulazioni sono fortemente influenzabili dai parametri impostati, come la rigidità del “telo virtuale”, rendendo l’intero processo più adatto alla divulgazione che alla ricerca scientifica.
In risposta all’eco mediatica dello studio, è intervenuto anche il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone, che ha invitato a mantenere prudenza davanti a ipotesi presentate come rivelazioni: «Preoccupa la superficialità di certe conclusioni, spesso non supportate da un’analisi rigorosa», ha dichiarato.
Il dibattito sull’origine dell’immagine sindonica resta aperto, ma – ricorda ancora il CISS – va affrontato con metodo, rigore e competenze multidisciplinari. Qualsiasi nuova teoria deve confrontarsi con l’insieme delle evidenze raccolte in ambiti come fisica, chimica, biologia, storia e iconografia, senza trascurare il confronto diretto con il reperto.
In un’epoca in cui la spettacolarizzazione può offuscare la verità, l’invito è chiaro: non confondere la ricostruzione affascinante con la dimostrazione scientifica. La Sindone continua a essere oggetto di studio, fede e interrogativi, ma solo l’approccio integrato potrà avvicinarci a risposte credibili.
orna sotto i riflettori il mistero della Sindone di Torino, questa volta grazie a uno studio firmato dal modellatore 3D Cicero Moraes, intitolato “Image formation on the Holy Shroud – A digital 3D approach”. Secondo l’autore, l’immagine impressa sul telo non sarebbe il risultato del contatto con un corpo umano, ma piuttosto deriverebbe da un bassorilievo, una sorta di matrice tridimensionale usata per imprimere artificialmente la figura.
L’ipotesi non è nuova: era già stata avanzata oltre un secolo fa da studiosi come Vignon e Delage, e viene ancora oggi contestata dal Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS). In un documento dettagliato, il CISS sottolinea i limiti del lavoro di Moraes, a partire dall’assenza di novità reali nelle conclusioni, fino alla mancanza di confronto con le analisi fisico-chimiche condotte sul telo stesso, in particolare quelle dello STuRP nel 1978, che esclusero la possibilità di una formazione dell’immagine tramite pittura, calore o contatto con oggetti solidi.
Il modello di Moraes è stato ottenuto attraverso simulazioni 3D con software come Blender e OrtoOnBlender, utilizzando un corpo sospeso nel vuoto – un’impostazione che, secondo il CISS, non rispecchia condizioni realistiche e altera la dinamica del contatto con il tessuto. Inoltre, i risultati delle simulazioni sono fortemente influenzabili dai parametri impostati, come la rigidità del “telo virtuale”, rendendo l’intero processo più adatto alla divulgazione che alla ricerca scientifica.
In risposta all’eco mediatica dello studio, è intervenuto anche il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone, che ha invitato a mantenere prudenza davanti a ipotesi presentate come rivelazioni: «Preoccupa la superficialità di certe conclusioni, spesso non supportate da un’analisi rigorosa», ha dichiarato.
Il dibattito sull’origine dell’immagine sindonica resta aperto, ma – ricorda ancora il CISS – va affrontato con metodo, rigore e competenze multidisciplinari. Qualsiasi nuova teoria deve confrontarsi con l’insieme delle evidenze raccolte in ambiti come fisica, chimica, biologia, storia e iconografia, senza trascurare il confronto diretto con il reperto.
In un’epoca in cui la spettacolarizzazione può offuscare la verità, l’invito è chiaro: non confondere la ricostruzione affascinante con la dimostrazione scientifica. La Sindone continua a essere oggetto di studio, fede e interrogativi, ma solo l’approccio integrato potrà avvicinarci a risposte credibili.