Torino, alcol nei minimarket: il divieto anticipato alle 21 non basta. Controlli in aumento, ma la mappa dei negozi resta incerta

Torino, 24/07/2025.

Sono trascorsi quasi cinque mesi da quando il Comune di Torino ha deciso di anticipare dalle 23 alle 21 l’orario di stop alla vendita di alcolici nei minimarket. L’obiettivo era limitare i disordini notturni, soprattutto nelle zone più sensibili come Barriera di Milano. Tuttavia, la misura mostra oggi i suoi limiti: se da un lato i controlli delle forze dell’ordine sono aumentati, dall’altro manca ancora una mappatura precisa degli esercizi coinvolti, rendendo complicata l'applicazione della norma.

Controlli e sanzioni: numeri in crescita

Tra aprile e l’8 luglio, la polizia municipale ha registrato 53 violazioni, pari a circa una sanzione ogni due giorni. Un dato che conferma il malessere dei residenti, sempre più esasperati da rumori, bivacchi e risse davanti ai piccoli negozi aperti fino a tarda sera. A sollevare la questione in Consiglio comunale è stato il consigliere Domenico Garcea (Forza Italia), che ha riportato le preoccupazioni dei comitati di quartiere: la qualità della vita continua a peggiorare, soprattutto nei contesti urbani più fragili.

L’assessore al commercio Paolo Chiavarino ha illustrato l’attività svolta: 26 controlli complessivi, di cui 12 della sola municipale e 14 con il supporto di altre forze dell’ordine. Ma il nodo principale resta l’identificazione dei minimarket, resa difficile dalla mancanza di un registro ufficiale.

Il problema nasce in fase di apertura delle attività: nella SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), è il titolare stesso a definire la tipologia commerciale. Se non si autodefinisce come “minimarket”, l’esercizio non viene inserito nelle statistiche comunali. In Circoscrizione 6, dove ricade Barriera di Milano, il Comune stima circa 70 minimarket, ma si tratta di numeri approssimativi basati su descrizioni merceologiche soggettive.

Molti di questi esercizi sono noti informalmente come “bangla”, termine spesso utilizzato per indicare negozi gestiti da persone originarie del subcontinente indiano. Una definizione imprecisa e spesso impropria, ma che riflette una percezione diffusa nei quartieri e alimenta tensioni tra istanze di sicurezza e rischio di stereotipi etnici.

Chiavarino ha ribadito che la questione non riguarda le origini dei titolari, ma il rispetto delle regole. La norma sul divieto anticipato si inserisce in una più ampia strategia di controllo del territorio, ma la sua efficacia resta limitata senza strumenti adeguati: nessuna banca dati aggiornata, controlli difficili, sanzi

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