Torino, 25/06/2025.
A dieci anni dalla prima edizione, il Flowers Festival conferma la sua identità e rilancia. Lo fa con un cartellone che guarda alla canzone d’autore, alla qualità compositiva e all’urgenza espressiva di una nuova generazione di artisti italiani. Fabrizio Gargarone, direttore artistico della manifestazione, lo dice senza giri di parole: «Questa edizione l’amo molto perché vede il ritorno della canzone d’autore, che è il cuore profondo di quello che abbiamo visto affiorare anche a Sanremo».
Non è un caso, spiega, se tra i finalisti dell’ultimo Festival di Sanremo tre fossero già vincitori del Premio Tenco. Un legame che rimanda alle origini: «La cosa bella è che la persona che ha inventato le feste di Sanremo è la stessa che vent’anni dopo ideò il Premio Tenco. Si chiamava Amilcare Rambaldi, era un venditore di fiori di Sanremo. Oggi non c’è più, ma credo che dall’alto abbia visto realizzarsi il suo sogno: la fusione delle sue creature».
Il pubblico sta tornando ad ascolti più consapevoli, più sfaccettati. «Non sopporta più il tipo di ascolto proposto dalle radio di flusso. Cambiano gli interpreti, ma i beat sono sempre gli stessi. Qui invece torna una certa autorialità».
La line-up 2024 riflette questa visione: tra gli ospiti, Lucio Corsi, Dario Brunori, gli Eugenio in Via Di Gioia, Willy Peyote. «Lucio ha fatto primo in classifica nella settimana in cui Bresh era quarto. Una cosa del genere, per me, ha fatto un’enorme impressione. È un segnale chiarissimo: il pubblico ha voglia di percorsi qualitativi».
Accanto ai nomi affermati, c’è spazio per chi sta disegnando nuove traiettorie. Marco Castello, Emma Nolde, Anna Castiglia, Mago del Gelato. «Artisti con una componente tecnica e compositiva molto alta. Marco, ad esempio, ha un diploma in tromba al Conservatorio di Milano, e tutta la sua band è formata da musicisti diplomati. Non è solo questione di suono: è un’altra idea di musica italiana, che si basa sulla capacità di suonare davvero».
Tra i momenti più attesi delle prossime edizioni del festival, il ritorno di Caparezza. Il concerto, annunciato con oltre un anno di anticipo, ha già venduto 6.000 biglietti. «È una carezza del pubblico, un segnale fortissimo. Lui è fermo da quattro anni per un problema serio di salute. Il fatto che torni è meraviglioso, perché rappresenta una sintesi: c’è dentro rock, rap, scrittura. Ed è un gigante».
Ma Gargarone guarda anche oltre. Uno dei progetti che sogna è una serata dedicata alla musica per il cinema: «Negli ultimi cinque anni, quattro autori che hanno vinto i più importanti premi europei per colonne sonore sono torinesi. È una storia meravigliosa che nessuno ha ancora raccontato. Vorrei metterla in scena con live dei brani premiati, proiezioni di scene di film, e magari una presentazione di Sorrentino, che sta collaborando con Max Casacci».
Un festival in crescita, dunque, ma fedele al proprio spirito: «Faccio le cose che piacciono a me. Negli anni ho rischiato, come con Ezio Bosso, che portai a suonare la classica al Flowers. Ma è bello fare scommesse. È bello fare quello che ci piace davvero».
Di Giulia De Sanctis