Torino, 26/05/2025.
Un’elezione che guarda al futuro, ma con solide radici. Daniele Mandarano, 37 anni, è stato scelto come nuovo presidente di Arci Torino nel corso dell’ottavo congresso del Comitato, ospitato alle Fonderie Limone di Moncalieri. In sala, 163 delegati da altrettanti circoli Arci del territorio, a rappresentare una rete che oggi conta 184 realtà affiliate e oltre 81.000 tesserati.
Una crescita che parla da sola: +71,9% di circoli rispetto al 2016, +33,4% di iscritti. Dietro i numeri, però, ci sono volti, luoghi, idee. E la voglia di continuare a costruire spazi liberi, inclusivi e partecipati.
Daniele, una laurea in Storia e Filosofia e un passato da libraio, non è nuovo al mondo Arci. Anzi, ne ha vissuto l’evoluzione in prima linea: ha co-fondato nel 2010 il Circolo Margot di Carmagnola, suo paese d’origine, ed è stato per anni una figura di riferimento per il Centro Servizi di via Verdi, cuore operativo dell’associazione.
«Raccolgo questo incarico con entusiasmo e senso di responsabilità – ha detto – perché credo in una rete che ha saputo crescere, innovare, ma soprattutto restare vicina alle persone. Arci Torino continuerà a essere un luogo dove i diritti, la cultura e il mutualismo si praticano ogni giorno.»
Per la prima volta, il Comitato avrà due vicepresidenti: Luca Bosonetto e Anna Maria Bava, in un direttivo a maggioranza femminile. Tra i nomi anche quello del presidente uscente, Andrea Polacchi, che chiude un percorso cominciato nel 2016 e riconfermato nel 2021, dopo aver traghettato l’associazione oltre un lungo commissariamento.
«Andrea ha creduto nell’Arci anche nei momenti più difficili – ha sottolineato Mandarano – e il suo lavoro ha lasciato un segno profondo. A lui, e a tutta la dirigenza uscente, va il mio grazie.»
Oggi Arci Torino è una presenza viva in quartieri, comuni e spazi della Città Metropolitana. I circoli sono diventati non solo luoghi di socialità, ma anche motori culturali: si contano oltre 4.000 eventi l’anno, quasi il 40% della musica dal vivo a Torino nasce tra le mura dei circoli.
Nomi come Magazzino sul Po, Indiependence, Bunker, Casa Fools, Cap10100, Seeyousound, Ziggy Club, Babelica, Deina, Balon Mundial sono solo alcuni esempi di una scena viva e plurale.
E poi ci sono i progetti che fanno la differenza:
– Fooding, per il recupero del cibo e il sostegno alle famiglie in difficoltà
– Sosta Riders, che offre ai rider spazi di accoglienza durante le attese
– le sale studio nei circoli, nate per rispondere a un bisogno reale
– e festival come Jazz Is Dead, cresciuti dal basso, indipendenti e liberi
«Non faremo cultura per conto di, ma insieme a – ha detto ancora Mandarano –. I nostri festival non sono prodotti da palco, ma frutto del lavoro quotidiano di associazioni e comunità. In un tempo attraversato da guerre e rimozioni, Arci Torino continuerà a stare dalla parte dei diritti e della pace, senza ambiguità.»
Nel mirino dei prossimi anni ci sono politiche educative, formazione critica e accesso alla cultura come strumento di emancipazione. Perché, come dice Mandarano, “abbiamo davanti sfide complesse, ma anche una comunità straordinaria che ogni giorno immagina e costruisce alternative. Insieme, continueremo a farlo.”
Di Giulia De Sanctis