Torino, 17/05/2025.
«Siamo tornati a sette mesi fa», osserva Cecilia Sala parlando con Francesco Costa dopo il suo viaggio in Cisgiordania. «A vincere sono gli estremisti israeliani, che però sono diventati alleati fondamentali per Netanyahu. È un uomo pieno di problemi, rischia il carcere, e ha bisogno di loro per restare al potere», spiega.
Secondo Sala, «il 70% degli israeliani voleva che la tregua reggesse e che gli ostaggi tornassero a casa. Tutti i vertici istituzionali hanno chiesto a Netanyahu di fermarsi. Ma c’è un piccolo gruppo il cui obiettivo è l'espulsione di tutti i palestinesi».
Un fatto che, denuncia, «non è più percepito come terrorismo: oggi è diventato accettabile. È gravissimo». L’opinione pubblica israeliana, secondo Sala, «è chiusa in sé stessa. Hanno una percezione della guerra a Gaza molto diversa dalla nostra: in Israele le immagini sono censurate. Potrebbero cercarle online, ma non lo fanno. Vivono in una profonda negazione, accecati dall’odio e dal trauma del 7 ottobre».
E qui il problema diventa politico: «Ci vorrebbe un governo che rispetti le regole. Invece alcuni esponenti vorrebbero fare come gli americani con Hiroshima e Nagasaki. È fuori controllo.
Alla domanda su chi rappresenti oggi i palestinesi dal punto di vista politico, Sala risponde netta: «Nessuno. Non può nascere una rappresentanza politica in queste condizioni. Non si fanno elezioni: c’è Hamas e, se si votasse, vincerebbe comunque».
Poi il discorso si sposta sul ruolo di Trump in Medio Oriente: «La sua visita nei Paesi in Medio Oriente, ma non in Israele, ha generato panico tra i media israeliani. Si chiedono: sta prendendo le parti del Qatar e non di Israele?», racconta.
Sulla strategia americana nel lungo periodo: «Trump vuole solo concludere accordi. Ma se non chiede nulla in cambio, se non c’è nessun vincolo, rischiamo che quei patti non vengano mai rispettati. E allora a cosa servono?»
Infine, l’Iran: «Sono rimasta sorpresa quando mi hanno dato il visto. Teheran oggi è molto diversa dal 2021. Tante donne non portano più il velo, lo fanno per libertà di scelta. C’è un’emancipazione di fatto, ma non ancora nelle leggi».
Secondo Sala, il regime ha reagito duramente: «Hanno alzato le pene, ma erano troppe le donne da punire e non ci sono abbastanza carceri. Così rischiano di scatenare una guerra civile e far crollare la stabilità della Repubblica Islamica».
E sul suo libro L’incendio, tradotto anche in inglese: «La cosa che mi rende più felice è che con The Fire (la versione tradotta inn lingua inglese ndr) potranno leggerlo anche le persone di cui parlo. Sto lavorando al prossimo: uscirà a settembre».
Di Giulia De Sanctis