Tartufo e tradizione: il Piemonte difende la sua identità tartufigena e propone modifiche al DDL nazionale

Torino, 16/05/2025.

Il Piemonte torna protagonista nel dibattito nazionale sul futuro del tartufo italiano, portando la propria voce e competenza a tutela di una tradizione che è insieme cultura, economia e territorio. A guidare questo impegno è Marco Gallo, assessore regionale alla Tartuficoltura, pronto a presentare al senatore Giorgio Bergesio una serie di proposte di modifica al Disegno di Legge 1412, attualmente in discussione al Senato.

Il disegno di legge – che punta ad aggiornare l’intera normativa su cerca, raccolta, coltivazione e vendita del tartufo – introduce novità rilevanti, tra cui un Piano nazionale della filiera e la possibilità per ogni Regione di adottare un proprio piano territoriale, pratica che il Piemonte applica già dal 2013.

Ma il Piemonte non si limita a osservare: si muove. A poche settimane dalla presentazione del DDL, Gallo ha riunito la Consulta per la valorizzazione del patrimonio tartufigeno piemontese per valutare, insieme al Centro Nazionale Studi Tartufo, gli effetti concreti della nuova proposta legislativa. Il confronto, avvenuto tra aprile e maggio, ha fatto emergere criticità che rischiano di snaturare il modello piemontese, riconosciuto a livello internazionale.

“Siamo pronti a collaborare – afferma l’assessore – ma dobbiamo difendere ciò che ci distingue: la cerca tradizionale, le tartufaie naturali, l’equilibrio tra raccolta e clima, il ruolo educativo della cerca tra le nuove generazioni. Questo patrimonio va protetto, non standardizzato.”

Il momento chiave sarà il 26 maggio, quando il senatore Bergesio parteciperà alla prossima seduta della Consulta a Torino. Sarà l’occasione per confrontarsi con l’intera filiera regionale e portare sul tavolo le proposte concrete del Piemonte.

Tra i punti fondamentali evidenziati dalla Regione:

  • Riconoscere la cerca e cavatura del tartufo come patrimonio culturale immateriale, già iscritto nella lista UNESCO. In Piemonte la cerca notturna e la trasmissione intergenerazionale della pratica, anche ai giovani a partire dai 14 anni, sono parte integrante dell’identità del territorio.

  • Tutela e pianificazione delle tartufaie naturali: la Regione chiede garanzie per mantenere la possibilità di cerca libera in aree storiche e il corretto riconoscimento del valore gestionale delle tartufaie controllate, con il supporto di Province e Comuni.

  • Coerenza del calendario di raccolta: oggi il Piemonte è un modello per l’adozione del 1° ottobre come inizio della cerca del tartufo bianco, in risposta ai cambiamenti climatici. Il nuovo DDL, invece, esclude i tartufi coltivati, quelli esteri e quelli provenienti da tartufaie controllate da questo calendario, generando distorsioni nel mercato.

  • La posizione è chiara: il Piemonte chiede che la propria esperienza diventi un riferimento per l’intero sistema Paese. Solo così sarà possibile costruire una normativa che valorizzi le eccellenze locali, tuteli la biodiversità e garantisca la qualità e la sostenibilità del tartufo italiano.

    Il tartufo, per il Piemonte, non è solo un prodotto: è radice culturale, economia circolare e visione per il futuro. E oggi, più che mai, ha bisogno di una legge che ne sappia cogliere tutta la complessità.

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