Orlando Furioso, spettacolo di Davide Livermore dal poema di Ludovico Ariosto

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Teatro Carignano, Torino Cerca sulla mappa 19.30
DA Martedì02Febbraio2027
A Domenica14Febbraio2027

Da martedì 2 febbraio a domenica 14 febbraio 2027 (martedì, giovedì e sabato alle 19.30; mercoledì e venerdì alle 20.45; domenica alle 16.00), il Teatro Carignano di Torino (piazza Carignano 6) ospita il nuovo allestimento dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto con la regia di Davide Livermore e un lavoro di adattamento e riduzione appositamente curato da Margherita Rubino (a cui si aggiungono gli interventi drammaturgici di Linda Gennari, Fulvio Pepe, Carlo Sciaccaluga e lo stesso Livermore).

In scena, una compagnia che si cimenta in un’impresa caleidoscopica di ruoli e interpretazioni, in un gioco che travalica generi e epoche (qui in ordine alfabetico): Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli, Laura Marinoni.

Insieme alle cinque attrici, la danzatrice Sylvia Bennett e - unico attore - Fulvio Pepe che interpreta una sorta di narratore. A dare il ritmo e il contrappunto alle scene è l’ensemble di musica antica La Chimera (Sabina Colonna-Preti, Maria De Martini, Francesco Zoccali).

Quale poema, quale opera teatrale, quale trattato inizia con «Le donne»? Ludovico Ariosto poteva aprire il suo Orlando Furioso anche scrivendo «L’armi, le donne, i cavalier, gli amori». Ma la collocazione privilegiata di «Le donne» non è un omaggio memore di Stilnovo. Va letto così come è: prima le donne. E non per cavalleria. Perché Angelica, Alcina, Bradamante, Melissa sono i motori di tutte le azioni del Furioso. E perché le prime tre strofe del canto V sono una formidabile proto-denuncia contro la violenza sulle donne, per prima quella domestica. Poi possono essere lascive, come Fiammetta, oppure omicide seriali, per loro c’è una intera isola (canto XIX).

Ariosto è un uomo del nostro tempo: tratta le armi, gli amori, le imprese con un sentire contemporaneo. Corazze, spade, cortesie? Certo, ma anche una celebre tirata contro l’uso dell’archibugio, arma vile, perché uccide a distanza, come oggi le atomiche (IX, 72-91). Ariosto vuole la lancia, il corpo a corpo, lealtà, viso aperto. Vuole i cavalli dai nomi sgargianti: Ippogrifo, Baiardo, Frontino, Brigliadoro, Rabicano sono forza, libertà, passione. Come i colori che accendono i cento protagonisti di un poema meraviglioso e magico.

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