Torino, 03/02/2026.
Esiste un detto che da secoli accompagna l'identità dei torinesi e dei piemontesi, spesso pronunciato con una punta di malizia da chi viene da fuori: Piemontèis fàuss e cortèis (Piemontesi falsi e cortesi). Ma se vi dicessimo che dietro questa frase non si nasconde un giudizio morale, bensì un’antica disputa tra musicisti alla corte del Re Sole?
La vera storia di questo detto riemerge spesso tra i corridoi del Teatro Regio di Torino, dove la musica non è solo spettacolo, ma memoria storica. Il rammarico che molti piemontesi provano davanti a questa definizione nasce da un'omissione: una piccola congiunzione, la "e", che nel corso dei secoli ha cambiato completamente le carte in tavola.
Per ritrovare l’origine del termine dobbiamo viaggiare nel tempo fino al XVII secolo, nella sfarzosa reggia di Versailles. Qui, Luigi XIV, il Re Sole, istituì un complesso di eccellenti musicisti barocchi denominandoli "Suonator Cortesi". La loro fama era tale che la nobiltà di tutta Europa faceva a gara per ascoltarli.
I sovrani di casa Savoia, assidui frequentatori delle serate parigine, rimasero folgorati da tale maestria. Al loro rientro a Torino, decisero di emulare la grandeur francese istituendo a loro volta un complesso di musici, battezzandoli con lo stesso nome: i "Suonator Cortesi" piemontesi.
La decisione non fu affatto gradita dai cugini francesi. Gelosi del proprio primato artistico, i musicisti di Versailles iniziarono a contestare i colleghi torinesi con una frase sprezzante: "No, i Suonatori Cortesi siamo noi; quelli piemontesi sono falsi Cortesi!".
L’aggettivo "falsi" non si riferiva dunque alla sincerità delle persone, ma all’autenticità del titolo. I suonatori torinesi erano considerati "falsi Cortesi" solo perché "copie" degli originali francesi.
Come spesso accade con la tradizione orale, il tempo ha giocato brutti scherzi. Con il passare dei decenni, il riferimento musicale si è perso e qualcuno ha aggiunto quella minuscola "e" tra le due parole. Trasformando "falsi cortesi" (falsi suonatori del gruppo dei Cortesi) in "falsi e cortesi", l'espressione è diventata un giudizio caratteriale, dipingendo i piemontesi come persone gentili solo in apparenza.
Di Giulia De Sanctis