Investimenti in Piemonte: le multinazionali scelgono il know-how locale e Freudenberg punta su Torino

Torino, 16/01/2026.

Il Piemonte consolida la propria posizione come hub strategico per il capitale internazionale, delineando un modello di crescita basato più sulla valorizzazione dell'esistente che sulla creazione di nuovi poli industriali. Negli ultimi due decenni, infatti, oltre la metà degli investimenti esteri (il 57%) è avvenuta tramite l'acquisizione di realtà locali già attive, un segnale della forte attrattività del know-how e delle competenze tecniche maturate sul territorio.

L'interesse di Freudenberg e le prospettive occupazionali

Un esempio concreto di questa vitalità è rappresentato dal colosso tedesco Freudenberg. Il gruppo, noto per marchi come Vileda e specializzato in tecnologie di filtrazione e lubrificanti, dispone già di basi operative a Pinerolo e Luserna San Giovanni con circa mille dipendenti. Recentemente, i vertici dell'azienda hanno avviato un confronto con le istituzioni locali — tra cui il Comune di Torino, la Regione e l'Unione Industriali — per valutare l'apertura di un nuovo stabilimento nell'area torinese. Se l'operazione dovesse andare in porto, si stima la creazione di circa 200 nuovi posti di lavoro.

I numeri della presenza estera in regione

Il panorama delle multinazionali in Piemonte oggi è vasto e strutturato:

  • Imprese presenti: circa 1.300 realtà.
  • Sedi attive: 5.680 unità locali.
  • Forza lavoro: 183 mila addetti totali.
  • Fiducia nel territorio: il 76% delle aziende intende mantenere la propria base in regione, mentre il 15% pianifica ulteriori espansioni.

A livello di provenienza geografica, l'Europa domina il mercato con la Francia (20%) e la Germania (19%) in prima fila, mentre gli Stati Uniti guidano la classifica dei paesi extra-europei.

Settori chiave e asset di competitività

L'economia piemontese si conferma diversificata. Se l'automotive resta il pilastro fondamentale, settori come l'aerospazio, la chimica, il commercio e la nautica mostrano una crescita solida. Gli investitori scelgono la regione per l'eccellenza del sistema formativo, la qualità della vita, le infrastrutture digitali e la preparazione delle risorse umane.

Ostacoli allo sviluppo e ruolo delle istituzioni

Nonostante i dati positivi, il sistema deve affrontare sfide strutturali che frenano la competitività. Le imprese segnalano principalmente:

  1. Burocrazia: procedure amministrative considerate eccessivamente lunghe e complesse.
  2. Costi energetici: tariffe operative elevate rispetto ad altri competitor internazionali.
  3. Mercato del lavoro: necessità di un miglior allineamento tra domanda e offerta.

Per mitigare questi limiti, la Regione e enti come Ceipiemonte puntano su una stretta collaborazione istituzionale e su servizi di "aftercare", ovvero il supporto continuo alle aziende dopo l'insediamento, per garantirne il radicamento a lungo termine.

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