Torino, 15/01/2026.
Il clima attorno alla vicenda Askatasuna a Torino resta teso ma si sposta su un binario di mediazione logistica. Dopo lo sgombero dello storico stabile di corso Regina Margherita avvenuto lo scorso 18 dicembre, il centro sociale ha indetto un'assemblea nazionale per sabato 17 gennaio, spostando però l'obiettivo del luogo di ritrovo.
Ecco i punti chiave della situazione attuale tra Università, movimenti e autorità giudiziaria.
Inizialmente prevista a Palazzo Nuovo, l'assemblea ha subito un cambio di rotta. L'Università di Torino (Unito) ha negato l'accesso alla sede delle facoltà umanistiche di via Sant'Ottavio, temendo occupazioni o la necessità di una chiusura straordinaria.
Attraverso una trattativa riservata con il Cua (Collettivo Universitario Autonomo), si è giunti a un compromesso: l'assise si terrà al Campus Luigi Einaudi (CLE) di lungo Dora Siena. La scelta è strategica:
Il fronte dei "garanti" del patto di collaborazione (che mirava a trasformare Askatasuna in un bene comune) non si arrende. Giorgio Cremaschi e la docente Unito Alessandra Algostino hanno duramente attaccato il sindaco Stefano Lo Russo, definendo il suo silenzio "assordante". I garanti chiedono:
La posizione di Giorgio Rossetto, figura storica del centro sociale, è al vaglio della magistratura. Attualmente ai domiciliari per vicende legate alla lotta No Tav, Rossetto rischia la revoca della misura e il rientro in carcere. Sotto la lente della Procura c'è un'intervista rilasciata a Radio Onda d'Urto subito dopo lo sgombero, in cui incitava a "logorare l'avversario" seguendo il modello della Val Susa. Il magistrato di sorveglianza dovrà decidere se queste dichiarazioni costituiscano una violazione delle prescrizioni dei domiciliari.
La mobilitazione non si ferma all'assemblea di sabato 17 gennaio al Campus Einaudi (inizio ore 15:00):
31 gennaio: È già stato convocato un corteo nazionale a Torino per protestare contro la chiusura del centro sociale e la "militarizzazione" del quartiere Vanchiglia.
Di Giulia De Sanctis