Silvia Salis © Paola Popa
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Genova ha bisogno di presidi culturali anche nelle zone non centrali della città, piazze in cui avvengano eventi culturali: che progetti ha per portare la cultura anche nelle cosiddette periferie?
«Bisogna far passare un concetto molto importante: che la cultura è un diritto, e questo diritto deve essere dato a tutta la città. È molto importante che ci sia un'offerta culturale solida nel centro città, perché questo rappresenta chiaramente la cartolina di Genova, quindi il Palazzo Ducale, il Teatro Carlo Felice, i grandi teatri e i musei del centro; ma è anche importante che la cultura ritorni a vivere in tutti i municipi La cultura non è solo qualcosa del quale fruire, ma è qualcosa alla quale partecipare. Bisogna partecipare alla proposta culturale oltre ad essere spettatrici e spettatori. Io credo che i giovani debbano sì essere fruitori di cultura, ma soprattutto debbano poter partecipare alla cultura di questa città. E anche lì la parola chiave è coraggio: la cultura deve avere coraggio.
La cultura in realtà il coraggio ce l'ha, sono le istituzioni che devono essere coraggiose nel dare alla cultura gli spazi che merita. Per quanto riguarda i giovani, la cultura sicuramente è teatro, è musica, ma ci sono anche altre forme importantissime di cultura per i giovani. Penso al fumetto, penso alla street art: questi sono tutti elementi culturali che caratterizzano l'esperienza artistica dei nostri giovani e che devono trovare spazio e modo di espressione».
Quali sono l'ultimo libro che ha letto, l’ultimo film e l’ultimo spettacolo teatrale?
«L'ultimo film che ho visto è L'abbaglio, di Roberto Andò, che vede protagonisti Ficarra e Picone. È un film che mi ha molto colpito, perché impone anche una grande riflessione politica su quella che è la percezione della propaganda e degli eventi reali che accadono. Il film racconta la storia di Garibaldi: Ficarra e Picone fanno parte dei Mille, ma controvoglia.
L'ultimo libro è di Francesca Cavallo e si intitola Storie spaziali per maschi del futuro. Me l'hanno regalato per mio figlio, che ha un anno, quindi per ora l'ho letto solo io. È un libro che consiglio a tutte le madri e a tutti i padri, ma anche a chi non ha figli o figlie, perché impone una grande riflessione su quali sono le narrazioni che possiamo offrire ai nostri figli maschi, che devono andare oltre al voler essere eroi, a volere i superpoteri, ad essere sempre forti e a non valorizzare invece l'aspetto emotivo, che è molto importante.
L'ultimo spettacolo teatrale è Falstaff, ho visto la prima al Teatro Carlo Felice: una grandissima produzione, una forte emozione, un altissimo entusiasmo in sala, insomma è stata un'esperienza meravigliosa. Ho molta voglia di continuare a scoprire tutte le realtà teatrali genovesi, anche quelle dei teatri più piccoli o periferici, perché sono al centro della nostra idea di cultura diffusa».
Di Francesca Baroncelli