Giorgio Bergami e la città in trasformazione, mostra a Palazzo della Meridiana

Giorgio Bergami, gasometro Giorgio Bergami, gasometro
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DA Mercoledì14Ottobre2026
A Domenica31Gennaio2027

È la Genova che cambia quella raccontata per oltre cinquant'anni da Giorgio Bergami, fotografo e testimone attento della vita urbana, sociale e politica del capoluogo ligure. A questa lunga storia per immagini è dedicata la mostra Giorgio Bergami e la città in trasformazione, che apre al pubblico mercoledì 14 ottobre 2026 a Palazzo della Meridiana, dove resta aperta fino al 31 gennaio 2027.

Promossa dall'Associazione Amici di Palazzo della Meridiana - APS e organizzata con l’Archivio Giorgio Bergami, l'esposizione, curata da Francesco Saverio Fera, Matteo Fochessati, Gian Domenico Ricaldone e Stefano Scarpa, riunisce una ricca selezione di fotografie ristampate per l'occasione nel rispetto dei tagli e dei contrasti di luce dei negativi originali. A quasi vent'anni dall'antologica Parole degli occhi. 50 anni di fotografia, ospitata a Palazzo Ducale nel 2007, la mostra torna a leggere attraverso le immagini di Bergami le trasformazioni che dall'immediato dopoguerra hanno ridisegnato il volto di Genova e modificato il modo di abitarla, attraversarla e viverla.​

Per i curatori Matteo Fochessati, Gian Domenico Ricaldone, Francesco Saverio Fera e Stefano Scarpa: «Giorgio Bergami ha raccontato con tenacia e passione le trasformazioni di Genova, costruendo attraverso le sue fotografie un archivio della città e della sua umanità. I suoi scatti documentano non solo i cambiamenti urbanistici, ma anche le esperienze, lo spaesamento e la capacità di adattamento di chi li ha vissuti. Come amava dire lo stesso Bergami: «Non ho estetizzato, perché sono rimasto addosso alla vita»: è proprio la vita quotidiana, con le sue storie e i suoi protagonisti, il filo conduttore del suo lungo racconto di Genova. Attraverso questa mostra abbiamo voluto restituire non solo lo sguardo del fotografo sulle trasformazioni della città, ma anche il suo modo di essere: curioso, attento alle persone e sempre presente là dove accadeva qualcosa».

«Con il suo sguardo attento e profondamente umano, Bergami non si è limitato a registrare le trasformazioni urbanistiche, architettoniche e sociali di Genova nell'arco di oltre cinquant'anni, ma ha saputo cogliere l'anima autentica della nostra città e il legame inscindibile tra il territorio e chi lo vive - osserva l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Giacomo Montanari - Ospitare questa vasta retrospettiva a Palazzo della Meridiana, in concomitanza con le celebrazioni per il centenario della Grande Genova, offre alla cittadinanza, e in particolare ai giovani, una chiave di lettura preziosa per riscoprire le nostre radici, comprendere la stratificazione della Genova contemporanea e trovare nuova consapevolezza nell'immaginare la città del futuro».

Accanto a lavoratori, abitanti dei quartieri e manifestanti compaiono personaggi della cultura, dello spettacolo e della politica, da Ernest Hemingway e Humphrey Bogart a Gino Paoli e Sandro Pertini passando per Fabrizio De Andrè. Volti noti e persone comuni restituiscono il clima di un'epoca.

Costo dei biglietti: intero 12,50 euro; ridotto 10 euro; scuole e bambini 5 euro; gratuito fino a 6 anni. Orari della mostra: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 10-18; sabato, domenica e festivi 10-19; martedì chiuso.

Una città raccontata in 6 sezioni

Il percorso si articola in sei nuclei tematici: La città che cambia, Trasformazioni sociali, Alluvione, Politica e antifascismo, Emarginazione, Volti e personaggi del tempo. Nel centenario dell'istituzione della Grande Genova, le fotografie permettono di osservare come grandi interventi, espansioni, demolizioni e cambiamenti d'uso abbiano inciso non soltanto sullo skyline, ma anche sulle forme dell'abitare e sulle relazioni tra le persone.

 

Nelle immagini dedicate alla Città che cambia emerge con particolare evidenza il suo sguardo sulle trasformazioni urbanistiche del dopoguerra. Bergami documenta la crescita spesso incontrollata dei nuovi quartieri, la cementificazione delle pendici collinari e le conseguenze della speculazione edilizia, seguendo da vicino le trasformazioni del paesaggio genovese fino alle situazioni più drammatiche, come il disastro di via Digione del 1968. Ma accanto alle grandi trasformazioni del costruito, il fotografo registra anche la capacità degli abitanti di adattarsi ai nuovi spazi e di continuare a costruire relazioni dentro una città in rapido cambiamento. È questo uno degli aspetti che attraversa l’intera mostra: non sempre è la città a mutare, ma chi la abita.

La sezione dedicata alle Trasformazioni sociali porta lo sguardo proprio sulle persone e sui cambiamenti della società genovese, dai lavoratori e dagli abitanti dei quartieri popolari alle comunità di immigrati, fino alle diverse forme di marginalità. Bergami osserva gli ambienti senza separarli da chi li vive: gli interni, le strade, i cortili, i luoghi di lavoro e di attesa diventano parte integrante del racconto. La sua fotografia mantiene così una forte dimensione umana, fondata sulla vicinanza e sull’empatia verso i soggetti.

Il racconto della città passa anche attraverso gli eventi che ne hanno segnato la storia. La sezione Alluvione raccoglie le immagini dell’ottobre 1970, quando lo straripamento del Bisagno colpì drammaticamente la città di Genova. Accanto alla devastazione, Bergami documenta la mobilitazione della popolazione e il lavoro dei volontari impegnati nella rimozione del fango. Le strade, i palazzi e i quartieri diventano allora il teatro di una città che reagisce all’emergenza e che, ancora una volta, viene raccontata attraverso le persone che la abitano.

La sezione Politica e antifascismo restituisce invece alcuni dei momenti più significativi della vita civile genovese. Tra le immagini più importanti quelle delle manifestazioni e degli scontri del 30 giugno 1960, quando Genova fu teatro di una mobilitazione antifascista e di violenti confronti con le forze dell’ordine. Bergami è presente sulla scena e registra la tensione dell’avvenimento senza sottrarsi alla dimensione umana della cronaca, in cui i manifestanti, le forze dell’ordine, le strade e i palazzi della città concorrono insieme alla costruzione dell’immagine.

Con Emarginazione, il percorso entra invece negli spazi e nelle realtà sociali che la città tende a lasciare ai margini. Dai reportage sull’angiporto e sui quartieri popolari alle immagini realizzate negli istituti di rieducazione giovanile e nelle strutture sanitarie, Bergami porta il suo obiettivo dentro situazioni spesso difficili, mantenendo uno sguardo partecipe e rispettoso. La sua fotografia non cerca l’effetto spettacolare né estetizza la sofferenza, ma piuttosto documenta le condizioni di vita e restituisce dignità e individualità alle persone ritratte.

Chiude il percorso Volti e personaggi del tempo, una sorta di grande ritratto collettivo della Genova raccontata dal fotografo. Accanto alle persone comuni compaiono protagonisti della cultura, dello spettacolo e della politica: da Ernest Hemingway a Humphrey Bogart, da Gino Paoli a Fabrizio De André, fino a Sandro Pertini. Volti celebri e anonimi convivono così nello stesso racconto, senza che la notorietà del soggetto ne cancelli la dimensione umana.

A completare questo lungo racconto è la Genova portuale: le immagini della città legata al porto e al lavoro marittimo dialogano con quelle della successiva trasformazione del Porto Antico in occasione dell’Expo colombiano del 1992. Due momenti lontani nel tempo che, accostati, rendono visibile il passaggio da una città industriale e mercantile a una nuova vocazione urbana e culturale.  Le sei sezioni compongono così un unico grande racconto: una Genova osservata nel tempo, attraverso le trasformazioni dei suoi spazi ma soprattutto attraverso le persone che quegli spazi li hanno vissuti. Una città che cambia, dunque, ma che nelle fotografie di Bergami continua a riconoscersi, tra memoria e presente.

Entrato a soli sedici anni nell’agenzia Publifoto, Bergami ha costruito il proprio modo di fotografare sul campo, attraverso la fotocronaca e un rapporto diretto con la realtà. La rapidità del reporter si è unita nel tempo a un’attitudine alla ricerca, alla selezione e alla costruzione di racconti per immagini. Non una fotografia pensata per isolare il singolo scatto, ma un lavoro fatto di osservazione e confronto, nel quale le immagini acquistano significato anche attraverso le relazioni che instaurano tra loro. 

Un archivio per la memoria del presente

La mostra valorizza l'Archivio Giorgio Bergami come patrimonio culturale capace di conservare e rendere accessibile alle nuove generazioni la memoria visiva di Genova. La fotografia si fa così documento e interpretazione: uno strumento per riconoscere le stratificazioni della città contemporanea e comprendere come le trasformazioni dello spazio costruito si riflettano sulla società. L'esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Sagep Editori, illustrato con le fotografie in mostra e corredato dai testi dei curatori.

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