©Paola Popa
Genova, 28/11/2025.
Sono tante le personalità giunte a Genova in occasione dello sciopero generale di venerdì 28 novembre 2025, proclamato da Usb (Unione sindacale di base), partito durante la mattinata dalla stazione Brignole e diretto ai varchi portuali. Greta Thunberg, Francesca Albanese, Thiago Avila, Yanis Varoufakis, Chris Hedges e Sabina Guzzanti si sono uniti a circa ventimila persone, tra cui lavoratori, studenti e componenti del Calp, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali in supporto a Gaza.
Oltre alla poco chiara situazione relativa al presunto cessate il fuoco nei territori occupati della Palestina, le motivazioni del grande corteo sono una dura condanna alla manovra finanziaria del governo Meloni e all'attuale politica economica che negli ultimi tempi sarebbe colpevole di importanti tagli a sanità pubblica, scuola e salari, in favore di azioni di riarmo che incidono fortemente sui numerosi confilitti internazionali attualmente in atto.
Al centro del dibattito la situazione a Gaza: «Il genocidio in Palestina è ancora in corso, lo ripeto a gran voce. Israele sta ancora attaccando i palestinesi, colpendo le zone in cui le popolazioni si radunano per ricevere gli aiuti e utilizzandoli come obiettivi di guerra. Il novanta per cento dei Gazawi soffre di malnutrizione», dichiara Greta Thunberg, attivista svedese e ideatrice dei Fridays for future, le manifestazioni di sensibilizzazione alla salvaguardia dell'ambiente.
«I nostri cosiddetti leader, che dovrebbero rappresentarci, non stanno neppure adempiendo ai loro doveri di base, che sarebbero quelli di opporsi ad un genocidio. Tutti i giorni dimostrano di subordinare il benessere delle popolazioni e dell'ambiente al mero profitto e all'espansione coloniale. Per questo, a nome di tutta l'Umanità voglio ringraziare la città di Genova, per essere un faro di libertà», continua Thunberg
Le fa eco Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che risponde alle polemiche di chi la accusa di scendere in piazza solo in supporto alla Palestina e non per i diritti dei lavoratori: «Prendo atto di questo benaltrismo, che esiste in quanto arma degli ignoranti. Non è una novità, ma oggi guardo solo tutte queste persone che stanno mettendo il cuore in una protesta che ha l'ambizione di voler cambiare il sistema, per ridare i diritti ai lavoratori, ai precari che sono ovunque in questo Paese, ma anche per ridare dignità al popolo palestinese, che in questo momento rappresenta l'epitome di quello che accade fuori dall'Occidente. Credo che sia necessario concentrarsi sul mantenere attiva la coscienza che nella privazione dei diritti di alcuni e nelle ingiustizie inflitte ad alcuni, c'è ingiustizia nei nostri confronti di tutti».

Greta Thunberg e Francesca Albanese/foto di Paola Popa
Come Greta Thunberg, anche Francesca Albanese ringrazia la città: «Oggi Genova, in qualche modo, ci sta ricordando che unendosi si è più forti, non solo per aumentare la coscienza e la conoscenza di quello che sta accadendo in Palestina, ma anche per fare chiarezza sulle attuali manovre di questo governo, che non sta pensando al popolo italiano. In generale l'Occidente non sta pensando alla propria cittadinanza. Perché ci si riarma così ferocemente? È necessario tornare a dare forza ai cittadini e alle cittadine, proteggendoli. Molta gente non protesta perché ha bisogno di lavorare, non può mettersi contro il sistema, ma oggi siamo qui anche per loro».
Anche Sabina Guzzanti sottolinea lo stretto legame esistente tra il supporto alla Palestina e la protesta alla manovra finanziaria: «La povertà si sta allargando a macchia d'olio, le fasce deboli saranno sempre più deboli e vedere così tanta gente scendere in piazza, dopo anni di immobilismo, è una sensazione bellissima. I tagli alla sanità e all'istruzione sono da ricercare nel fatto che si sia deciso di investire principalmente in armi, rendendoci tutti testimoni di orribili massacri e torture ai danni di popolazioni innocenti».
Guzzanti, inoltre, applaude pubblicamente la Global Sumud Flotilla: «Dopo troppe parole da parte dei politici, loro sono partiti e hanno finalmente agito. Abbiamo più bisogno di azioni e idee del genere, che dimostrino concretamente cosa fare, invece che di intenzioni vuote e lo stesso vale per i lavoratori del Porto di Genova, che hanno attivamente bloccato la partenza di armi e altri materiali potenzialmente pericolosi verso Israele. Stanno facendo un ottimo lavoro, agendo da antifascisti e da veri mebri di una resistenza che deve essere globale».
La parola passa a Yanis Varoufakis, economista, politico ed ex ministro delle Finanze della Grecia nel governo Tsipras, sulla poca chiarezza da parte di alcuni media internazionali, che continuano a parlare di un cessate il fuoco, che, in realtà, troverebbe poco riscontro nella quotidianità dei palestinesi: «Donald Trump ha avuto un ruolo centrale in questa operazione di disinformazione, in supporto al suo amico Bibi Netanyahu. La dichiarazione di cessate il fuoco è palesemente falsa, perchè in verità è stato imposto ai palestinesi di cessare la loro resistenza quando, di fatto, Isreaele sta continuando ad ucciderli. La pulizia etnica sta proseguendo, così come il genocidio a Gaza e la vera ragione di questa presunta tregua è quella di dichiarare l'effettiva acquisizione di Gaza da parte delle aziende private di proprietà proprio di Donald Trump, con la collaborazione di un altro criminale di guerra, ossia Tony Blair, mentre tutti noi dovremmo credere che la guerra sia finita. Oggi siamo qui per questo, per dichiarare che la guerra non è finita».

Yanis Varoufakis, foto di Ancila Mettekkatt
Presente alla manifestazione anche il giornalista Chris Hedges, ex corrispondente di guerra statunitense, specializzato in politica e società del Medio Oriente: «Ho trascorso trantissimo tempo a Gaza e posso confermare che gli stati occidentali non stanno facendo assolutamente nulla per alleviare la fame, le malattie e le morti dei palestinesi. Le nostre nazioni, quelle occidentali, sono complici di questo genocidio e lo saranno ancora, finchè non verranno fermate. Sono almeno 342 i palestinesi uccisi dal presunto cessate il fuoco, di cui Israele ha violato le regole almeno cinquecento volte».
L'eco di questa manifestazione è giunta ovunque, tanto che anche Roger Waters, ex componente dei Pink Floyd, ha dichiarato pubblicamente il suo supporto a Usb con un video su Instagram.

La partenza del corteo dalla stazione Brignole, foto di Ancila Mettekkatt
Di Paola Popa